Anoressia. “Non cibarsi è il gesto più estremo che una persona può fare”, la testimonianza diretta.

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11 marzo 2013 di Il Komboloi

Una testimonianza diretta di chi ha combattuto contro questa malattia: “Penso che non cibarsi sia il gesto più estremo che una persona possa fare”. La dettagliata descrizione degli stati d’animo e dei problemi che questa malattia può causare. “La psicologia? Un’esperienza inutile”.

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L’anoressia, un sintomo che causa numerose malattie, è la totale mancanza o parziale riduzione di appetito.

“Penso che non cibarsi sia il gesto più estremo che una persona possa fare”.

Una testimonianza diretta mi ha fatto entrare nella problematica, troppo spesso sotto valutata da chi non l’ha vissuta e soprattutto da chi ritiene che sia semplice uscirne.
Per capire realmente cos’è l’anoressia ho “intervistato” G, una ragazza di 30 anni che vive lontano da casa e combatte con questa malattia da 15 anni.
La sua storia non inizia in un giorno particolare, o almeno dice di non ricordare il giorno esatto in cui è iniziato il calvario, ma si lega ad un periodo della sua vita, quello dell’adolescenza.
Mi confessa che forse non ricorda il giorno esatto perché ogni giorno che passa è buono per dimenticare.

Chi è G quando inizia la mancanza d’appetito?
G è una ragazza 15enne di provincia che non ha mai avuto problemi con il peso, non è mai stata grassa, anzi, ha sempre avuto un peso normale per la sua corporatura.
Sono stata sempre socievole, non eccessivamente ma neanche una cosiddetta nerd.
Faccio parte della generazione “Non è la Rai” nonostante non abbia mai visto la trasmissione, sono cresciuta in una famiglia che mi ha cercato di trasmettere sempre dei valori sani, ma allo stesso tempo lasciandomi la massima libertà di scelta.
Una famiglia che non mi hai mai fatto mancare nulla, ma che allo stesso tempo non mi ha viziata e mi ha sempre stimolata nel costruire la mia formazione personale, quindi non ho mai avuto l’idea di somigliare a oppure avere uno stereotipo da seguire, al contrario di quello che accade spesso in questi casi.

Secondo te come è nato questo malessere?
Ho provato molte volte ad incanalare il mio malessere e a trovare una giustificazione, e dopo anni forse, e ci tengo a sottolineare forse, ho capito quantomeno da cosa dipende il malessere; esce fuori proprio perché mi sento circondata da una società che bada solo all’apparenza e ti porta a questo.
In realtà per me l’anoressia, anche se preferisco chiamarla “mancanza d’appetito”, non è un problema estetico ma piuttosto un campanello d’allarme per cercare di esternare un tuo problema.
Dietro il mio malessere non c’è nessun problema serio per il quale ho fatto la scelta di non cibarmi, ma è stato un vero rifiuto verso il cibo.
Tutt’ora non mangio carne, non sopporto la fibra e mi infastidisce l’odore.
C’erano momenti in cui mi pesava l’aria, mi saziava, addirittura mi metteva l’affanno, pensi che più perdi chili e più ti alleggerisci.
Il loop è strano, più non mangi e più non vuoi mangiare, anche vedere gli altri mangiare mi saziava.
Se rimango due giorni senza mangiare non sento nulla, neanche un mezzo crampo allo stomaco, anzi se non mangio(in alcuni periodi) sto meglio e voglio punirmi per come sono, non mi piace il mio carattere e come punizione per me stessa non cibo il mio corpo.

La tua famiglia quando ha saputo del problema e come ha reagito?
Inizialmente per non tornare a pranzo a casa mi inventavo dei corsi pomeridiani a scuola, che alcune volte avevo realmente, ma se ne avevo 1 a settimana io mi inventavo che ne avevo 3.
Per fortuna ho una famiglia splendida, a cena dovevamo stare tutti insieme a tavola e lo facevamo con piacere, ma a me quello che non piaceva era sedermi per mangiare, però, per non destare sospetti, mangiavo, anche se poco.
La prima ad accorgersene è stata mia madre, inizialmente non ha saputo reagire, mi ricordo che una volta mi ha dato tanti di quegli schiaffi fino a quando io non le ho promesso di impegnarmi nel risolvere la situazione.
Ricordo che un giorno lei si è presentata con molto materiale sull’argomento dicendomi “Leggi e vedi a cosa vai in contro”.
Mentre penso che mio padre anche se non se ne fosse accorto era stato avvisato da mia madre, però non lo ha mai voluto affrontare, forse ha finto di non vedere.
Da queste parole potrebbe sembrare che io abbia qualche problema con mio padre o che possa aver voluto attirare la sua attenzione, ma non è così, abbiamo un rapporto splendido e lui stravede per me, mi ha sempre dimostrato il suo affetto abbracciandomi, però io ho sempre rifiutato queste dimostrazioni di affetto.
Insomma, ritengo di avere davvero un bel rapporto con i miei genitori.

E quando non tornavi a casa a pranzo che facevi?
Stavo in giro con le amiche o anche da sola, e se loro andavano a mangiare un pezzo di pizza io le guardavo e mi ero saziata.
Non ho mai parlato con loro di questo problema, neanche con il passare degli anni.
Logicamente a quell’età i paragoni con le amiche li fai, ma non mi ritengo una persona attaccata alla facciata, però per la società è così e spesso rimango delusa dalle persone che si basano solo su quello.
Perché non entrare e vedere cosa ha da dire una persona, forse perché in questa società è solo una perdita di tempo; rimango delusa quando conosco una persona che fuori è bella ma dentro è desolante.
La gente non ascolta ma vede soltanto.

Che intendi per bel rapporto?
Io rido con loro, ci parlo, per farti un esempio, alcune volte decido di andare al mare con loro invece che con gli amici perché ho la voglia di stare con loro.
Quando torno a casa, intesa come casa dei miei, la mattina al risveglio ci ritroviamo tutti e 4(anche mio fratello) nel lettone, mio padre si alza a preparare la colazione e noi lì a coccolarci.

L’andare via di casa, per l’università, come ha cambiato la tua vita?
I primi anni dell’università ricordo che facevo una vita assurda, intensissima, perché mi ero appena trasferita a Roma e avevo voglia di vivermela; dopo una colazione, con latte e caffè, uscivo di casa per andare ai corsi, alle 6 andavo in palestra e poi mangiucchiavo qualcosina alle 10 di sera, ma non per fame ma piuttosto per abitudine.
Poi ho conosciuto gente con la quale ho stretto legami fortissimi e per la prima volta mi sono aperta a 360°, addirittura ho scoperto il piacere di stare a tavola, perché sedermi a tavola con le persone che vuoi bene è bellissimo.
Anche se preferisco pasteggiare più che mangiare, mi fa star bene.

Hai mai pensato o fatto gesti estremi?
Penso che non cibarsi sia il gesto più estremo che una persona possa fare. Hai rispetto per la vita ma non per la tua, è un paradosso.

Hai cercato degli aiuti?
Sì, sono andata da una psicologa, esperienza inutile, non credo in quella scienza, però è una mia esperienza, molto soggettiva.
Inoltre penso che spesso si tenda a generalizzare il problema, ma se io non parlo con la mia migliore amica, che a 15 anni è un punto di riferimento, figuriamoci se lo faccio con un’estranea.
Però ci sono delle persone che per me sono boccata d’aria, quella che non ti mette pesantezza bensì quell’aria che ti permette di respirare a pieni polmoni.

Quando ti vedi allo specchio cosa vedi?
Ecco, il problema dello specchio è uno di quei problemi che non ho mai superato.
Un’immagine falsata, io sono consapevole del problema e sono consapevole di non essere grassa ma allo specchio vedo una persona falsata.
Lo specchio di riflesso rimanda l’immagine reale ma la percezione è triplicata.
Mi specchio solo per vedere come mi vesto.

Quindi anche tu stai attenta all’estetica?
Diciamo che sto attenta all’abbinamento dei colori, mi concentro su quello ma non sulla mia persona e non se la minigonna mi scenda bene o meno.
Guardo l’immagine complessiva ma in realtà non mi guardo. Ad esempio se vesto nero non mi specchio.

E come ti fai a truccare?
Il viso non è un problema, ma il corpo sì. Basta, mi sento pesante come quando avevo 15 anni ora e quando mi sentivo pesante nel respirare. Nonostante la mia consapevolezza il parlare vuol dire andare a toccare un nervo scoperto.

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