Se lo Stato è fuorilegge

3

24 settembre 2012 di Il Komboloi

Carcere, penitenziario, galera, istituto di pena, casa circondariale.

Cosa è diventato il carcere per Ascanio Celestini.

Ascanio celestini:

i morti e gli ergastolani hanno una cosa in comune,

non temono i processi.

i morti perché non possono finire in galera.

gli ergastolani perché dalla galera non escono più.

Pro-patria, spettacolo teatrale dell’attore romano Ascanio Celestini, tratta il tema delle carceri in Italia.

Un monologo tanto interessante quanto estremizzato tra il protagonista, un carcerato che discute di tale problema con vari personaggi della storia, da Mazzini a Pisacane, fino a fare il discorso finale davanti la Corte che lo ha già condannato.

Tema attualissimo quello delle carceri, soprattutto dopo la dichiarazione del ministro della Giustizia, Paola Severino, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario a Catania “ è dallo stato delle carceri che si misura il tasso di civiltà di un Paese”.

Questa dichiarazione è perfetta se si svolge una breve analisi sull’evoluzione carceraria italiana.

Le condizioni di vita delle carceri italiane sono regolamentate da una legge del 1975, nota come Ordinamento Penitenziario. Quanto ai “principi direttivi” della norma, l’articolo 1 recita:

«Il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona.
Il trattamento è improntato ad assoluta imparzialità, senza discriminazioni in ordine a nazionalità, razza e condizioni economiche e sociali, a opinioni politiche e a credenze religiose.
Negli istituti devono essere mantenuti l’ordine e la disciplina. Non possono essere adottate restrizioni non giustificabili con le esigenze predette o, nei confronti degli imputati, non indispensabili ai fini giudiziari.
I detenuti e gli internati sono chiamati o indicati con il loro nome.
Il trattamento degli imputati deve essere rigorosamente informato al principio che essi non sono considerati colpevoli sino alla condanna definitiva.
Nei confronti dei condannati e degli internati deve essere attuato un trattamento rieducativo che tenda, anche attraverso i contatti con l’ambiente esterno, al reinserimento sociale degli stessi. Il trattamento é attuato secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti.
»

La Corte Europea dei diritti dell’uomo, ha condannato per la prima volta l’Italia per “trattamenti inumani e degradanti”, con risarcimento danni a carico.

Perché lo Stato non rispetta tale norma?

In carcere ci finisce chi non rispetta le norme dello Stato, ma se è lo Stato stesso a non rispettarle?

Celestini, rivolgendosi alla Corte, afferma “ facciamo uno scambio, VOI, che rappresentatelo Stato, entrate in carcere, solo per un anno, e noi carcerati usciamo, un anno, solo un anno”.

Una provocazione che vuol far capire al pubblico i trattamenti inumani, secondo quanto affermato dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo, e degradanti che lo Stato perpetra all’interno delle carceri italiane.

La galera è il cuore dello Stato”, una denuncia dell’attore nei confronti di un sistema Stato basato sulla punizione e non sulla rieducazione del condannato.

Dal 1949 ad oggi gli internati sono aumentati a dismisura.

Perché c’è stato questo aumento sproporzionato rispetto all’evoluzione e al miglioramento generale della quotidianità?

Forse perché questo miglioramento ha colpito soltanto pochi soggetti.

Con l’avvio del processo di accumulazione capitalistica, e quindi con una nuova visione della vita basata sulla laboriosità, l’accettazione dell’ordine e la morigeratezza dei costumi, si è potuto assistere ad una evoluzione del concetto di pena, che ha interessato in modo particolare tutti quegli individui appartenenti alla classe dei “non occupati”: vagabondi, mendicanti e prostitute.

Questo problema viene affrontato da Celestini con una metafora, quella della mela, “avere fame non è un reato” afferma l’attore, “non è colpevole chi ruba la mela, la colpa sta nello Stato, solo pochi hanno la mela”.

Conclude “ lo Stato giudica per non essere giudicato”.Immagine

(Foto Nicola Gesualdo; visuale dalla costiera amalfitana)

Da necessario strumento di controllo e di recupero di soggetti pericolosi, il carcere è divenuto sempre di più la pena per eccellenza in cui il condannato viene abbandonato a se stesso, senza che nulla possa modificare il suo stato. Ci si chiede quali siano le sue reali finalità penali, quali effetti fisici e psichici produca sui detenuti, quale sia il suo rapporto con una società in rapido cambiamento.

Del resto il carcere riflette la situazione sociale generale, e, nella società, nel suo complesso, si è assistito ad un pesante rimodellamento, anche sul piano ideologico e dei valori-disvalori, teso a costruire, anche qui, un soggetto individualista, competitivo, desolidarizzato.

In un breve scritto sul carcere, infine, non può non citarsi la realtà dei campi di detenzione amministrativa per stranieri, che riguardano migliaia e migliaia di persone per le quali (in una ancor più generale logica di differenziazione) viene man mano scritto un diritto penale (o comunque attinente i diritti di libertà) del tutto particolare, perché differenziato sulla base dell’appartenenza etnica.

É necessaria un’opera di “coscientizzazione popolare” volta a far capire che il carcere rieducativo è un interesse collettivo primario. Appare necessario un profondo cambiamento dell’opinione pubblica, per evitare che la riforma penitenziaria, gli sforzi verso l’apertura del carcere, non restino episodi isolati a cui non è attribuita la necessaria importanza.

N.G.

Annunci

3 thoughts on “Se lo Stato è fuorilegge

  1. […] dell’omonima manifestazione. Nella stagione 2011/2012 esce con lo spettacolo teatrale Pro Patria una produzione del Teatro Stabile dell’Umbria. In questo nuovo racconto teatrale Celestini […]

  2. […] Se lo Stato è fuori legge                                                                                                                                   […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: