Il caso Giuseppe Uva

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28 settembre 2012 di Il Komboloi

“ Uva, proprio te cercavo stanotte, vedrai che te la faccio pagare”.

Queste le parole pronunciate dal carabiniere Dal Bosco la notte del 14 giugno del 2008 quando la gazzella dei carabinieri  interviene in piazza a Varese, dove Giuseppe, con un amico, sta spostando delle transenne in mezzo alla strada; sono un po’ su di giri, hanno bevuto qualche bicchiere di troppo.

Nel frattempo arriva una volante della polizia che carica in macchina Alberto Biggiogero, amico di Giuseppe, mentre a Pino, così lo chiamavano gli amici, ci pensa sempre lui, Dal Bosco e il suo collega.

Una volta giunti in caserma i due amici rimarranno in due stanze diverse; Alberto solo in una stanza a sentire le urla atroci dell’amico, senza poter fare nulla, anzi, una cosa la fa, chiama il 118, spiegando la situazione, ma il centralinista del 118 riceverà rassicurazioni su quello che sta succedendo dopo una telefonata in caserma.

L’epilogo è la morte di Giuseppe Uva e un processo che ha visto come unico imputato(ora scagionato) un medico che non c’entra nulla con la morte di Pino.

Gli otto, tra poliziotti e carabinieri, rinchiusi in quella stanza quella notte non si sono dovuti giustificare di nulla, “grazie” al p.m. Abate, che individua un unico colpevole, il medico.

È stato scientificamente provato che le cause del decesso coincidono con un complesso di fattori esterni che hanno scatenato un collasso cardiaco: stato di ebbrezza, stress emotivo, lesioni.

A distanza di quasi 4 anni è stata riesumata la salma e dalla nuova autopsia sono stati riscontrati nuovi elementi.

Il processo continuerà, le speranze di avere giustizia sono flebili, ma la forza da parte delle famiglie è tantissima.

Ieri (27/9) la storia è tornata alla ribalta grazie ad Adriano Chiarelli e al regista Francesco Monghini, che al Nuovo Cinema Aquila hanno portato in scena il documentario “Nei secoli fedele – Il caso di Giuseppe Uva”.

In sala erano presenti la sorella di Pino, Lucia, l’ Avv.(avvocato della famiglia Uva e della famiglia Aldrovandi),(sorella di Stefano Cucchi),(madre di Federico Aldrovandi) e (figlia di Michele Ferrulli) e

“non sono contro la polizia;

ne ho solo paura”

N.G.

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5 thoughts on “Il caso Giuseppe Uva

  1. […] Leggi “Il caso Giuseppe Uva” […]

  2. Sergio Gaudiero ha detto:

    GUARDA CASO TUTTI QUESTI GIOVANI PERBENE MORTI ….ERANO TUTTI SOTTO EFFETTO DI DROGHE ED ALCOOL … TUTTI BRAVI RAGAZZI CHE HANNO INCONTRATO NELLA LORO STRADA POLIZIOTTI O CARABINIERI ASSASSINI……. MA DITELA LA VERITA A VOI STESSI…… IPOCRITI ….. I POLIZIOTTI ,CARABINIERI SONO PADRI FIGLI MARITI…. GLI ASSASSINI SONO I GENITORI CHE LI HANNO CRESCIUTI SENZA ALCUN RISPETTO NE PER LA VITA NE PER IL PROSSIMO!!

    • Il Komboloi ha detto:

      Ipocriti???? Ma ti ergi a chissà cosa senza metterti nei panni di genitori che hanno perso i propri figli per colpa di esaltati in divisa. Il tuo è un discorso da persona ignorante, e considera che ti sto facendo un complimento. Allora, secondo il tuo ragionamento: se una persona sbaglia è giusto ucciderla? Fai meglio a stare zitto. Tra l’altro chi ti ha detto che erano sotto effetto di droghe?

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