Diaz, la sconfitta della democrazia

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29 settembre 2012 di Il Komboloi

Nessuno paga per la Diaz.

Domenica 22 aprile, cinema Tibur, quartiere di San Lorenzo, Roma.

Gli spettacoli delle 20.15 prevedono la proiezione di due film: “Storia di una strage” di Marco Tullio Giordana e “Diaz” di Daniele Vicari.

Sembra fatto di proposito, riproporre uno a fianco all’altro due vicende italiane sulle quali non è ancora stata fatta giustizia.

Mi reco nella sala 1 a vedere “Diaz”.

Sin da subito si capisce di che tipo di film si tratta, anche se non si è a conoscenza (cosa improbabile) di quanto accaduto nella scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001: drammatico.

Drammatico perché racconta di fatti efferati realmente accaduti e commessi da parte dello Stato italiano nei confronti di liberi cittadini.

I fatti accaduti all’interno della scuola Diaz di Genova durante il G8 del 2001 sono stati definiti, dal vice questore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma Michelangelo Fournier, MACELLERIA MESSICANA.

Termine che si usa per indicare un episodio di violenza ingiustificabile e smisurato.

La cronaca ha trattato più volte le vicende della Diaz, in cui , nella notte del 21 luglio, sono stati fermati 93 attivisti, 61 dei quali portati in ospedale, 3 dei quali in prognosi riservata e uno in coma.

Venne costruito, da parte delle forze dell’ordine, un falso ritrovamento di due bottiglie molotov, che in realtà furono rinvenute fuori dalla scuola e ci fu la falsa ricostruzione di un eventuale accoltellamento ad un poliziotto da parte di un manifestante.

Il 18 maggio 2010 la terza sezione della Corte d’Appello di Genova ha riformato la sentenza di primo grado condannando tutti i vertici della catena di comando della Polizia che erano stati assolti nel precedente giudizio. In totale sono stati condannati 25 imputati su 28, per una condanna complessiva ad oltre 98 anni e 3 mesi di reclusione.

Gli stessi episodi descritti da Fournier sono oggetto del film di Vicari.

Durante la proiezione del film in sala ci sono stati momenti toccanti e di panico, con una ragazza che si è sentita male, con conseguente sospensione temporanea del film.

Alla fine della proiezione, in sala, aleggiava un clima di terrore misto a rabbia; girandomi a destra, a sinistra e indietro era facile scorgere qualcuno con le lacrime agli occhi o qualcuno che digrignava i denti per la rabbia.

Nonostante le condanne ai 25 imputati appartenenti alle forze dell’ordine, questi ultimi, a distanza di 11 anni dai fatti, sono tutti in servizio.

Contrariamente agli 11 manifestanti, definiti black block (ormai questa parola la si associa a chiunque si ribelli al sistema repressivo creato in Italia), che sono stati condannati complessivamente a 100 anni di carcere e il giorno successivo alla condanna si sono ritrovati dietro le sbarre di un carcere; tutto ciò accade dopo che molti dei condannati si sono costruiti una vita(familiare e lavorativa).

Non c’è stato alcuna giustizia nei confronti dei cittadini che hanno subito violenze e soprusi.

La sospensione dei diritti non c’è stata solo la notte dell’irruzione alla scuola Diaz, ma si è protratta fino ad oggi, in quanto non ha pagato ancora nessuno per i reati commessi dagli esponenti delle forze dell’ordine.

La democrazia continua ad essere sconfitta nel corso degli anni a causa del rifiuto, da parte del Parlamento, di istituire delle Commissioni Parlamentari d’Inchiesta relative ai fatti accaduti durante il G8 di Genova.

N.G.

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4 thoughts on “Diaz, la sconfitta della democrazia

  1. […] l’occasione ha anche espresso la sua opinione riguardo i fatti della scuola Diaz, esprimendo solidarietà a Manganelli per quei funzionari che secondo lui sono stati ingiustamente […]

  2. […] Leggi “Diaz, la sconfitta della democrazia” […]

  3. […] Antonio Manganelli, capo della polizia è morto il 20 marzo scorso. Dietro di sé lascia una scia di polemiche che spaccano in due chi esprime giudizi sul suo operato: da una parte c’è chi lo ammira e dall’altra chi lo denigra, ritenendo ipocrite le sue scuse successive ai fatti del G8 di Genova. […]

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