Suicidi di Stato

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30 settembre 2012 di Il Komboloi

Foto Nicola Gesualdo

I veri sprechi dello Stato italiano e le conseguenze delle politiche di Austerità.

In Italia i suicidi conseguenti alla crisi socio-economica sono stati 33 dall’inizio dell’anno.

C’è chi parla di una responsabilità da parte del Governo Monti per le politiche di austerità attuate.

Nel film “Le vite degli altri”, del regista Vondonnesmark, ambientato nella Germania dell’Est, sembra attualissimo il riferimento alla situazione italiana che stiamo attraversando.

Il protagonista, Laslo, tiene un monologo relativo ai suicidi, affermando: “il dipartimento centrale di statistica della DDR registra tutto, sa tutto: quante paia di scarpe compriamo ogni anno (2,3), quanti libri leggiamo ogni anno (3,2) e quanti studenti superano brillantemente ogni anno l’esame di maturità 6347. Ma c’è una cifra che non viene aggiornata, forse perché anche ai burocrati fa impressione, quella del numero di suicidi. A chi telefonasse per chiedere quante persone colte dalla disperazione si sono tolte la vita, l’oracolo delle statistiche in questo caso non risponderebbe, probabilmente passerebbe il nome dell’incauto che ha chiamato alla Stasi, il servizio segreto di Stato che tutela la sicurezza e la felicità nei cittadini della DDR. Nel 1977 il nostro Paese ha smesso di conteggiare i suicidi. A che serve sapere quante persone arrivano a perdere ogni barlume di speranza in un presente accettabile, in un domani più accettabile e decidono di farla finita, di darsi la morte, di commettere suicidio. Questa è la formula ufficiale, commettere suicidio.

In quella Germania (Repubblica democratica tedesca) vigeva un controllo forsennato della STASI (servizi segreti) nei confronti dei propri cittadini.

Si fa riferimento ad un periodo storico precedente alla caduta del muro di Berlino e ad una repubblica democratica che poi non si è rivelata tale.

La Stasi, in realtà, rimase famosa per avere arruolato numerosi tedeschi dell’Est per il controllo delle attività dei propri concittadini, in modo da impedire il sorgere di moti contro il governo autoritario della Germania Est, chiamata anche DDR.

Questa l’analisi precisa e rabbiosa del protagonista, che avviene quando, nel film, a togliersi la vita è uno dei suoi migliori amici, perseguitato dall’impossibilità di poter lavorare ed esprimere le proprie idee.

Il gesto estremo del togliersi la vita per la mancanza di lavoro e di prospettive future, purtroppo, è una possibilità non più tanto remota ma quanto mai vicina a noi.

Roberto Saviano nella prima serata del programma televisivo “Quello che (non) ho”, condotto da Fabio Fazio su La7, ha affermato che “il governo dovrebbe aprire uno sportello per ascoltare i bisogni degli imprenditori e dei lavoratori in difficoltà e che in molti casi decidono di uccidersi.”

Il Governo sta seguendo la “teoria Savianese”: a forza di aprire sportelli e fingere di stare affianco al cittadino non fa altro che mettere l’anello al naso a questi ultimi.

Con questa ulteriore trovata si allungherebbe soltanto la lunga lista delle idee che portano all’inasprirsi della guerra tra poveri e nel far pagare la crisi a chi non l’ha creata, lasciando impuniti chi ha creato la crisi: i banchieri.

Una guerra in cui l’imprenditore denuncerebbe, all’eventuale sportello, il lavoratore che non adempie perfettamente al suo lavoro perché distratto dai pensieri familiari; il lavoratore denuncerebbe l’imprenditore per sfruttamento di una mezz’ora lavorativa in più per far fronte alle tasse maggiorate che lo Stato ha imposto e infine il precario denuncerebbe, in primis, l’imprenditore perché non lo assume e poi il lavoratore perché gli ruba il lavoro.

È serio un Governo che chiede ai cittadini di indicare quali possano essere i possibili sprechi se in realtà è il primo a perpetuare questa prassi e a non volerla eliminare?

Gli esempi per confermare l’involontarietà di eliminare gli sprechi da parte del Governo ci sono: gli stipendi dei vertici delle forze dell’ordine.

Antonio Manganelli, capo della Polizia, retribuzione pari a 621.253,75 euro all’anno.

Leonardo Gallitelli, comandante generale Arma Carabinieri, retribuzione pari a 462.642,56 euro l’anno.

Cifre che diventano impegnative anche soltanto a scriverle.

Appare l’ennesimo tentativo di distogliere l’attenzione sui problemi reali, quelli per cui gli imprenditori “commettono suicidio” perché non riescono a portare avanti la propria azienda, quelli per cui i lavoratori “commettono suicidio” perché non riescono più a mettere un piatto a tavola per la propria famiglia, quelli per cui i precari “commettono suicidio” perché non trovano un lavoro dignitoso.

Il nostro Paese sembra vivere un perenne periodo carnevalesco, sempre travestito da repubblica democratica, ma sotto le mentite spoglie si nasconde uno Stato prevaricatore, iniquo e poco attento alle reali esigenze dei propri cittadini.

N.G.

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3 thoughts on “Suicidi di Stato

  1. […] 2010, Roberto Saviano conduce insieme a Fabio Fazio il programma di approfondimento culturale Vieni via con me su Rai 3. La trasmissione ottiene un grande successo di ascolti: nella terza puntata il programma ha […]

  2. […] Italia i suicidi conseguenti alla crisi socio-economica sono stati circa un centinaio dall’inizio […]

  3. […] quei partiti che invece di costruire un conflitto sociale si sono limitati ad assicurare il signor Manganelli, capo della polizia; proprio quando si dice mai nome più […]

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