Ascanio Celestini

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11 ottobre 2012 di Il Komboloi

Ascanio Celestini, romano di nascita, trascorre la sua gioventù nel quartiere periferico di Morena. Consegue la maturità classica nel 1991. Dopo gli studi universitari in lettere con indirizzo antropologico si avvicina al teatro a partire dalla fine degli anni novanta collaborando, in veste di attore, ad alcuni spettacoli del Teatro Agricolo O del Montevaso, tra cui Giullarata dantesca, rilettura dell’Inferno di Dante alla maniera dei comici dell’Arte.
Dopo gli anni dell’apprendistato maturato con il Teatro Agricolo O del Montevaso, insieme all’autore foggiano Ventriglia, Celestini scrive ed interpreta il suo primo spettacolo, Cicoria. In fondo al mondo, Pasolini. Lo spettacolo racconta di un padre (Celestini) ed un figlio (Ventriglia) che compiono un viaggio da Foggia a Roma, parlando e mangiando cibi poveri come il pane e le cipolle, sullo sfondo di un mondo di delicata ma vitalistica poesia memore della lezione pasoliniana: un viaggio che si connota come iniziazione alla morte, attraverso i racconti che il padre rivolge al figlio. Una piecè in cui già si notano tutte le tendenze del futuro lavoro dell’attore romano, anche se in questo primigenio lavoro si vede un Celestini che – prima ancora di farsi affabulatore solista – interpretava un personaggio drammatico all’interno di una partitura drammatica a più attori.
Con Cicoria prende avvio la sua produzione matura, snodatasi attraverso una prima fase artistica concretizzatasi, tra il 1998 ed il 2000, nella composizione della trilogia Milleuno, sulla narrazione di tradizione orale: ne fanno parte Baccalà (il racconto dell’acqua), Vita, Morte e Miracoli, La fine del Mondo (l’attore è accompagnato sul palco dai musicisti Matteo D’Agostino e Gianluca Zammarelli). In Milleuno Celestini rievoca un mondo pasoliniano dove la sofferenza del vivere viene riscattata da una sottile ironia. Ascanio ricrea la memoria orale degli ultimi, di chi vive ai margini di una grande città come Roma a metà del secolo scorso: una città che si sta trasformando sotto la cementificazione delle speculazioni edilizie e che, sempre più, assorbe e divora la campagna e con essa i riti e le credenze popolari.
Negli anni successivi riceverà svariati riconoscimenti istituzionali tra cui nel 2002 il Premio ubus speciale “per la capacità di cantare attraverso la cronaca la storia di oggi come mito e viceversa”, nel 2004 il Premio Fescennino d’oro, il Premio Gassman come miglior giovane talento, il premio Oddone Cappellino per il testo “Le Nozze di Antigone”, nel 2005 il Premio Ubu per lo spettacolo Scemo di guerra (come Nuovo testo italiano) e vari altri premi per i suoi testi letterari.
La svolta della carriera artistica è segnata dalla scrittura ed interpretazione di Radio clandestina (2000), sull’eccidio delle Fosse Ardeatine, cui seguono Cecafumo (2002), montaggio di fiabe della tradizione popolare italiana riviste, destrutturate e rimontate, tradotte e “tradite”, per un pubblico di ragazzi e adolescenti; Fabbrica (2002), narrazione in forma di lettera sulla vita operaia, attraverso tre generazioni di lavoratori, dalla fine del XIX secolo alla dismissione industriale degli anni ’80-’90; Scemo di guerra. 4 giugno 1945(2004, presentato alla Biennale di Venezia) sulle vicende personali del padre dell’attore, sullo sfondo drammatico dell’ingresso degli americani a Roma e, quindi, del secondo conflitto mondiale; La pecora nera. Elogio funebre del manicomio elettrico (2005), sull’istituzione del manicomio e sulle manie dell’odierna società dei consumi. Tra maggio e giugno2006 ha presentato al Piccolo Teatro di Milano Live. Appunti per un film sulla lotta di classe, accompagnato dai musicisti Gianluca Casadei (fisarmonica), Roberto Boarini (violoncello) e Matteo D’Agostino (chitarra) che sono anche gli autori delle musiche. Si tratta di uno spettacolo-lavoro in corso che cambia cercando di seguire il variare delle condizioni del lavoro precario in Italia. La nuova versione con il titolo Appunti per un film sulla lotta di classe ha debuttato a Bruxelles alla fine di settembre 2007.
Ha scritto anche Le nozze di Antigone(2003), interpretato dall’attrice Veronica Cruciani.
È considerato uno dei rappresentanti della seconda generazione del cosiddetto teatro di narrazione: i suoi spettacoli sono fatti di storie raccontate e sono preceduti da un lavoro di raccolta di materiale lungo e approfondito. L’attore-autore fa quindi da filtro, con il suo racconto, fra gli spettatori e i protagonisti dello spettacolo. L’attore in scena rappresenta sé stesso, anche quando parla in prima persona: è qualcuno che racconta una storia.
Gli spettacoli di Celestini sono caratterizzati da un’economia di mezzi attoriali e scenografici: i movimenti dell’attore sulla scena sono ridotti al minimo e la comunicazione si svolge attraverso le capacità di affabulazione. Il ritmo vocale è rapido e quasi senza pause, la scenografia elementare.
Nell’opera di Celestini la Storia si mescola sempre con micro-storie e vicende personali, mentre l’irruzione del fantastico connotato suo lavoro come marcatamente popolare.
Scrive su Viaggi della Memoria, una rubrica di Viaggi, il supplemento de la Repubblica, nella quale racconta, in maniera spesso surreale, i luoghi che conosce attraverso le sue tournée.
Dal 2001 ha scritto e interpretato diverse trasmissioni radiofoniche per Rai Radio 3, tra cui Milleuno, racconti minonti buffonti e quattro edizioni di Bella Ciao.
Quasi tutti i suoi spettacoli sono diventati libri, ma in particolare Storie di uno scemo di guerra, votato libro dell’anno dagli ascoltatori del programma Fahrenheit di Rai radio3) e La pecora nera (premio Anima) nascono come veri e propri romanzi.
Nel 2006 partecipa al film Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti.
Nel 2007 gira il documentario Parole sante che racconta la vicenda di un collettivo autorganizzato di lavoratori precari d’Atesia, del più grande call center italiano situato a Cinecittà Due, nella periferia di Roma. Anche questa opera fa parte del progetto che da due anni lo vede impegnato nel tentativo di raccontare cosa significa la lotta di classe in un tempo nel quale si riesce con difficoltà a intuire che esista ancora una coscienza di classe; viene presentato al Featival Internazionale del film di Roma nella sezione Extra.
Contemporaneamente esce il suo primo disco, anch’esso intitolato Parole sante, dove sono raccolte le canzoni presenti negli spettacoli, nel documentario e alcuni inediti.
Nel 2005, nel 2006, nel 2008 e nel 2011ha partecipato al Concerto del Primo Maggio a Roma.
Nell’agosto del 2008 partecipa come unico autore italiano al progetto “Traits d’union” presentato al festival internazionale La Mousson d’été con il testo “Fabbrica” (già messo in scena in Belgio e Portogallo). Testo che ha debuttato al Théâtre Vidy-Lausanne di Losanna con regia di Charles Tordjman e musica di Giovanna Marini.
Per la giornata della memoria il 27 gennaio 2009 presenta a Parigi l’istallazione “Oggetti smarriti”, cinque postazioni montate nelle sale dell’Istituto Italiano di Cultura con cinque registrazioni-interviste a deportati nei campi di sterminio nazisti. Negli stessi giorni al théâtre de l’Odéon viene letto in francese il suo testo “Radio clandestina”.
Nell’autunno del 2009 a Galeata riceve il “Premio Cultura dell’incontro”.

« La lotta di classe è una sana alternativa alla guerra civile o, peggio ancora, alla guerra di tutti contro tutti.»

(Ascanio Celestini)
Il romanzo Lotta di Classe, pubblicato nell’aprile del 2009, chiude una parte importante del suo lavoro sul tema delle condizioni precarie di molti lavoratori italiani e in particolare degli operatori di call center che in questi anni hanno condotto un’importante battaglia nella più grande azienda del settore in Italia, Atesia nella periferia di Roma. «Un romanzo popolare nel significato più nobile – ha scritto Curzio Maltese su la Repubblica – Tanti anni fa Pasolini annunciò una mutazione antropologica che stava per abbattersi sul Paese, a cominciare dalle periferie della capitale. Celestini ci racconta com’è avvenuta, quali macerie ha lasciato».
Giovedì 24 settembre ha debuttato a Viterbo con la prima tappa di Il razzismo è una brutta storia, progetto nato in collaborazione con l’Arci. Gli estremisti di destra della città, ostili alla manifestazione anti-razzista di cui lo spettacolo di Celestini è il momento centrale lo hanno accolto con scritte del tipo “Celestini boia”.
Il 17 novembre 2009 gli viene assegnato il Premio Volponi, l’unico interamente dedicato alla letteratura di impegno civile, a quegli scritti cioè che più di altri si distinguono per l’attenzione alle tematiche sociali e del lavoro. Il 18 settembre del 2011 è premio speciale della giuria al Premio Dessì.
Ascanio Celestini ha iniziato il 15 marzo 2010 a Roma le riprese del film La Pecora nera prodotto da Alessandra Acciai, Carlo Macchitella e Giorgio Magliulo opera prima tratta dall’omonimo suo libro che è stato anche uno spettacolo teatrale sull’istituzione manicomiale. Il film è in concorso alla 67ªMostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e al festival Annecy cinema italien durante il quale gli è stato assegnato il Premio Speciale della Giuria.
Il film La pecora nera, vince il premio come migliore interpretazione maschile nella XXVIII edizione del Sulmonacinema Film Festival (dicembre 2010).
Nel 2011 riceve la Targa Graffio – Musica da Bere, che ritira a Vobarno (Bs) nell’ambito dell’omonima manifestazione.
Nella stagione 2011/2012 esce con lo spettacolo teatrale Pro Patria una produzione del Teatro Stabile dell’Umbria. In questo nuovo racconto teatrale Celestini cerca di ricucire i fili della storia del nostro Paese, ritrovando quella scintilla intellettuale e politica che ha dato vita a un’esperienza lunga e dolorosa, un percorso che ha coinvolto uomini e donne uniti da un grande ideale: fare l’Italia. Una narrazione che colloquia tra presente e passato, in cui rivivono anche storie minori, quelle dimenticate dai libri, storie che raccontano della brutalità della guerra, piena di giovani vittime incoscienti e della brutalità della detenzione, specie per chi viene discriminato, Dal 2012 partecipa a The show must go off, il nuovo show di Serena Dandinidi in onda su La7.

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