La crisi e il lavoro. Il ruolo delle donne

2

12 ottobre 2012 di Il Komboloi

10 ottobre 2012. La vera emancipazione femminile non c’è mai stata, c’è stato forse qualche piccolo passo in avanti che poi si è rivelato un passo nel vuoto.
Con la crisi, il ruolo della donna nel mondo lavorativo è messo ancora più in discussione; i dati parlano chiaro: nel secondo trimestre del 2012, secondo l’Istat, il tasso di occupazione tra le under 30 del Mezzogiorno d’Italia è del 16,9%.
Un divario ampissimo con il nord che registra il 45,7%.

(Foto di Nicola Gesualdo)

Innanzitutto va tratto un quadro generale della situazione lavorativa nel nostro Paese.
Il Rapporto Istat (maggio) racconta che al Sud hanno perso il lavoro 280mila persone e al nord 228mila.
Ad essere colpiti sono stati sia gli uomini che le donne, anche se di fatto le possibilità lavorative
per le donne risultano in costante peggioramento (per esempio, circa 800mila donne madri hanno
dichiarato di essere state licenziate o costrette a dimettersi in occasione di una gravidanza).
Inoltre la crisi accresce i divari territoriali; sono all’incirca 583 mila le persone che, tra il 2000 e il 2009, hanno abbandonato il Mezzogiorno d’Italia alla ricerca di un futuro migliore.
Nonostante questo “tsunami demografico” c’è ancora chi, come il ministro Cancellieri, sostiene che i giovani italiani sono dei “bamboccioni” che non vogliono abbandonare casa e famiglia.
Forse per il caro Ministro è fuorviante il dato secondo il quale la maggior parte della popolazione che emigra non effettua il cambio di residenza e quindi rimane registrata negli anagrafi comunali?
Nel dettaglio, secondo Svimez, nei prossimi venti anni il Mezzogiorno perderà quasi un giovane su quattro, mentre nel Centro-Nord oltre un giovane su cinque sarà straniero.
Nel 2050 gli under 30 al Sud passeranno dagli attuali 7 milioni a meno di 5, mentre nel Centro-Nord saranno sopra gli 11 milioni. A quella data, inoltre, ci sarà il sorpasso: la quota di over 75 sulla popolazione complessiva passerà al Sud dall’attuale 8,3% al 18,4% nel 2050, superando il Centro-Nord dove raggiungerà il 16,5%.
Mentre i padri vengono espulsi dal mondo del lavoro a causa di riforme sempre più stringenti e sempre meno tutelanti, i figli, nel “fantastico” mondo lavorativo, non riescono neanche a metterci il naso.
I giovani tra i 15 e i 29 anni, da qualificare come “né/né” (né allo studio, né al lavoro), sono oltre due milioni, un quinto del totale di questa fascia di età.
Si cerca di colpevolizzare chi si vuole opporre a questo modo di fare politica attraverso una repressione sempre più ampia e limitando l’accesso all’istruzione attraverso le politiche iniziate prima con la riforma Gelmini (in verità perpetrate da anni) e poi portate avanti dal Governo Monti in nome dei tagli alla spesa pubblica.
Vogliono creare una popolazione senza cervello, assoggettata al padrone di turno, in cui aumenta sempre di più il divario tra Nord e Sud e dove vengono cancellati i diritti conquistati nel secolo 900′.
A testimonianza di ciò le dichiarazioni dell’allora ministro della gioventù Meloni; quando nel gennaio 2011 presentò il suo “Piano per l’occupazione giovanile”, spiegò che una delle cause principali dell’elevato tasso di disoccupazione giovanile andava rintracciata in una certa “inattitudine all’umiltà” dei giovani italiani, disinteressati a svolgere quei lavori manuali così fortemente richiesti dalle imprese.
Partendo dal presupposto, logico e razionale, che sia più che legittimo per un giovane aspirare a un elevato livello di formazione personale e professionale al fine di raggiungere una migliore condizione di vita, è necessario ammettere un dato: il sistema economico italiano appare oggi più che mai incapace di dare spazio ai giovani laureati altamente qualificati.
Forse anche per la Meloni così come per la Cancellieri i dati Istat e Svimez sono fuorvianti e li interpretano a seconda dei propri interessi Governativi.
Il popolo italiano non può accettare più le bugie di Stato.

Il problema non si riduce al divario tra nord e sud, ma viene accentuato dal vero ruolo che svolge la donna nella nostra società, sia essa di Enna o di Trieste.
Ancora oggi essere una giovane donna del Sud Italia significa avere meno della metà se
non un quarto delle opportunità offerte a un giovane coetaneo maschio del Nord Italia.
Ma sono le situazioni implicite, quelle quotidiane alle quali non si da peso, che mettono in luce la differenza che c’è tra l’uomo e la donna, o meglio tra l’essere uomo e non esserlo.
Il ruolo della donna sembra essere quello di dover compiacere tutti i costi l’uomo, essere l’oggetto del desiderio, assecondare l’uomo in quanto, quest’ultimo, si erge a razza superiore.
Sicuramente il problema è culturale, ma questa concezione potrebbe essere superata soltanto se la donna iniziasse a diventare consapevole del suo ruolo, il quale non deve essere differente dall’uomo, ma neanche deve emularlo, la donna deve essere donna in quanto essere umano, deve iniziare ad essere se stessa senza la problematica del dover compiacere a tutti i costi.
Forse bisognerebbe anche smetterla di parlare di femminismo, è solo un modo per ghettizzarsi ulteriormente, bisognerebbe soltanto cercare di rispettare tutte le diversità e iniziare ad applicare le eguaglianze enunciate nella nostra Costituzione.
Solo se si superano le differenze territoriali, di classe, di razza, di religione e di sesso si può iniziare a parlare di meritocrazia e ad essere giudicati per quello che si è capaci di fare.
L’esempio di tutto ciò, come al solito, dovrebbe essere dato da chi ci amministra e rappresenta e dalla Tv, ma se come esempi abbiamo Berlusconi e le sue vicende “amorose” o Nicole Minetti che afferma che in politica non bisogna essere capaci, e se l’audience televisivo si alza a dismisura alla vista di rotondità, allora vuol dire che viviamo davvero nel Paese dei balocchi.

Annunci

2 thoughts on “La crisi e il lavoro. Il ruolo delle donne

  1. Maria Gesualdo ha detto:

    Vorrei aggiungere una riflessione al problema dell’emigrazione dei giovani dal sud Italia e dell’esclusione dei giovani, ed in particolare delle donne, dal mondo del lavoro.
    Proprio qualche mese fa ho assistito ad un dibattito tenuto da illustri economisti sulla crisi economica. Nella discussione un economista ha sollevato la preoccupazione per un ritorno alle politiche di aiuti al sud. Il sud veniva presentato come un pericolo. Alle ormai “classiche” problematiche di minore efficienza allocativa e produttiva, dovute per lo più ad arretratezza e corruzione, nei prossimi anni si affiancherà la crisi demografica. Il sud sta invecchiando, e sta invecchiando proprio perchè rinuncia alla sua risorsa più grande: i giovani.
    La soluzione alle problematiche del sud è stata sempre cercata altrove, aiuti, sovvenzioni, che hanno alimento la frattura tra il nord e il sud del Paese. La soluzione, invece, dovrebbe essere ricercata nel sud, nei suoi giovani, ed invece, ora, questa miopia rischia di essere la causa di una crisi ancora più profonda. Mi chiedo, allora, non è forse arrivato il momento per il sud di lottare per riavere i suoi giovani ed avere così un futuro?

  2. Il Komboloi ha detto:

    Sono assolutamente d’accordo, bisogna smetterla di cercare aiuti dallo Stato o da qualche anima pia che apra qualche maledetta fabbrica..purtroppo nel periodo storico-sociale che stiamo attraversando bisogna invertire la rotta e cercare di creare occupazione nel propri territorio e quindi sfruttare le risorse dello stesso territorio applicando una conoscenza e una cultura maggiore rispetto al passato.
    Non sai quante volte penso alla possibilità di tornare giù e cercare di creare una “mobilitazione generale”, cioè spingere tutti i giovani, più o meno della nostra età, a tornare giù e sfruttare le capacità acquisite grazie agli studi o alle esperienze di vita fatte.
    Però c’è qualcosa che mi blocca, forse l’egoismo, quindi pensare al ritorno in patria mi stimola ma allo stesso tempo mi impaurisce…sono confuso..forse ho un pò fuorviato, la tua domanda si riferisce alla possibilità di un ritorno da parte dei giovani conseguente ad una situazione migliore creata da chi già vive al sud…spero che un giorno ciò avvenga…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: