Chi è Roberto Saviano

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16 ottobre 2012 di Il Komboloi

Roberto Saviano (Napoli, 22 settembre 1979) è un giornalista,
scrittore e saggista italiano. Nei suoi scritti, articoli e nel suo libro,
Gomorra, romanzo d’esordio, usa la letteratura e il reportage per
raccontare la realtà economica, di territorio e d’impresa della camorra e della criminalità organizzata in genere.
Dalle prime minacce di morte del 2006 da parte dei cartelli camorristici, denunciati nel suo “expose” e nella piazza di Casal di Principe durante una manifestazione per la legalità, Roberto Saviano è sottoposto a un serrato protocollo di protezione. Dal 13 ottobre 2006 vive sotto scorta.
Numerose le sue collaborazioni con importanti testate giornalistiche
italiane ed internazionali. Attualmente in Italia collabora con L’espresso e La Repubblica, negli Stati Uniti con il Washington Post, il New York Times e il Time, in Spagna con El Pais[6], in Germania con Die Zeit e Der Spiegel, in Svezia con Expressen e Gran Bretagna con il Times.
Per le sue posizioni coraggiose non sono mancati gli appelli a non
lasciarlo solo da parte di importanti scrittori e personaggi culturali del
calibro di Umberto Eco.

Comincia la sua carriera giornalistica nel 2002 scrivendo per numerose riviste e quotidiani tra cui: Pulp, Diario, Sud, Il Manifesto,
il sito web Nazione Indiana e per l’osservatorio sulla camorra del Corriere del Mezzogiorno. I suoi articoli sulla camorra sono già allora tanto importanti da spingere l’autorità giudiziaria a sentirlo, nei primi mesi del 2005, in merito al crimine organizzato.

Nel marzo 2006 pubblica il romanzo non-fiction Gomorra. È autore insieme a Mario Gelardi dello spettacolo teatrale ed è sceneggiatore del film tratto dal suo romanzo. Il 10 dicembre 2009, alla presenza di Dario Fo, riceve il titolo di Socio Onorario dell’Accademia di Brera e il Diploma di Secondo Livello in Comunicazione e Didattica dell’Arte honoris causa, massimo riconoscimento dall’ateneo pari a una laurea magistrale. Saviano dedica i riconoscimenti ai meridionali di Milano. Il 22 gennaio 2011 l’Università di Genova ha concesso la laurea honoris causa in Giurisprudenza “per l’importante con tributo alla lotta con tro la crim i nal ità e alla difesa del principio di legalità nel nostro Paese”. Saviano dedica il riconoscimento ai Magistrati della Procura di Milano che indagano sul Ruby-gate. Da qui la polemica con Marina Berlusconi, figlia di Silvio Berlusconi e presidente della Arnoldo Mondadori Editore.

Saviano è stato influenzato, principalmente, da intellettuali meridionalisti e antifascisti come Giustino Fortunato e Gaetano Salvemini, dagli anarchici Errico Malatesta e Michail Bakunin, e dal poeta Rocco Scotellaro.[18] Inoltre ha dichiarato di essersi «for mato su molti autori riconosciuti della cul tura tradizionale e con serva trice, Ernst Jünger, Ezra Pound, Louis-Ferdinand Céline, Carl Schmitt» e Julius Evola che legge spesso[19]. Per quest’ultima affermazione e altro ancora, Vincenzo Consolo ha ritirato sdegnato la sua prevista introduzione a La parola contro la camorra.

Il caso Gomorra:
« Ad aver dato fastidio alle organizzazioni criminali è il mio lettore, non sono io. Il mio lettore è ciò che loro
non vogliono, il fatto che in questo momento ne stiamo parlando, che ne hanno parlato tutti i giornali, che
continuano ad uscire libri, che continuano a nascere documentari, è tutto questo che loro non vogliono, è
l’attenzione su di loro, sui loro nomi, soprattutto sui loro affari »
(Roberto Saviano sul suo libro ” Gomorra”)
« Io so e ho le prove. Io so come hanno origine le economie e dove prendono l’odore. L’odore
dell’affermazione e della vittoria. Io so cosa trasuda il profitto. Io so. E la verità della parola non fa
prigionieri perché tutto divora e di tutto fa prova. E non deve trascinare controprove e imbastire istruttorie.
Osserva, soppesa, guarda, ascolta. Sa. Non condanna in nessun gabbio e i testimoni non ritrattano. Nessuno
si pente. Io so e ho le prove. Io so dove le pagine dei manuali d’economia si dileguano mutando i loro frattali
in materia, cose, ferro, tempo e contratti. Io so. Le prove non sono nascoste in nessuna pen-drive celata in
buche sotto terra. Non ho video compromettenti in garage nascosti in inaccessibili paesi di montagna. Né
possiedo documenti ciclostilati dei servizi segreti. Le prove sono inconfutabili perché parziali, riprese con le
iridi, raccontate con le parole e temprate con le emozioni rimbalzate su ferri e legni. Io vedo, trasento,
guardo, parlo, e così testimonio, brutta parola che ancora può valere quando sussurra: “È falso” all’orecchio
di chi ascolta le cantilene a rima baciata dei meccanismi di potere. La verità è parziale, in fondo se fosse
riducibile a formula oggettiva sarebbe chimica. Io so e ho le prove. E quindi racconto. Di queste verità »

Saviano esordisce «con un racconto imitando Tommaso Landolfi ed inviandolo a Goffredo Fofi il quale gli fece capire che, pur scrivendo molto bene per la sua età, scriveva “stronzate”. Ho visto dal timbro da dove vieni – gli disse – Scrivi delle tue parti. Deve molto Saviano a
scrittori come Fofi o Gustaw Herling-Grudziński, scrittori che lui definisce “combattenti”, maestri che usano la penna come arma».
Nel marzo 2006 esce nella collana Strade Blu dell’editore Mondadori il suo primo romanzo[23] Gomorra – Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra, un viaggio nel mondo affaristico e criminale della camorra e dei luoghi dove questa è nata e vive: la
Campania, Napoli, Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa, l’agro aversano, luoghi dove l’autore è cresciuto dei quali fa conoscere al lettore una realtà inedita agli occhi di chi da tali luoghi non proviene. Il libro parla di ville sfarzose di boss malavitosi create a copia di quelle di Hollywood, di campagne pregne di rifiuti tossici smaltiti per conto di mezza Europa, di una popolazione che non solo è connivente con questa criminalità organizzata, ma addirittura la protegge e ne approva l’operato; l’autore ci racconta quindi di un Sistema (questo il vero nome usato per riferirsi alla camorra) che adesca nuove reclute non ancora adolescenti, facendo loro credere che la loro sia l’unica scelta di vita possibile, di bossbambini convinti che l’unico modo di morire come un uomo vero sia quello di morire ammazzati, e di un fenomeno criminale influenzato dalla spettacolarizzazione mediatica, in cui i boss si ispirano negli abiti e nelle movenze ai divi del cinema.
Ad agosto 2009 il libro ha venduto oltre 2,5 milioni di copie nella sola Italia[25] ed è stato tradotto in 52 paesi. Nel resto del mondo Gomorra è stato venduto in circa 2 milioni di copie. È presente nelle classifiche di Best seller in Germania, Olanda, Belgio, Spagna, Francia, Svezia, Finlandia, Lituania, Albania, Israele, Libano, Austria.
Da Gomorra sono stati tratti uno spettacolo teatrale, che è valso a Saviano gli Olimpici del Teatro 2008 come miglior autore di novità italiana, e l’omonimo film vincitore al Festival di Cannes del prestigioso Grand Prix Speciale della Giuria; nel 2011 ne viene tratta anche una serie televisiva in sei episodi in cui Roberto Saviano collabora come consulente (così come ha fatto anche per lo spettacolo teatrale ed il film); la serie è prodotta da Sky Italia e la sua trasmissione è prevista per l’autunno 2012.
Nel 2009 ha vinto il Premio Tonino Guerra per il miglior soggetto al Bif&st di Bari per il film Gomorra di Matteo Garrone.

Le minacce e la vita sotto scorta

Il successo ottenuto dal libro di Saviano ha creato diversi problemi all’autore: a partire dalle lettere minatorie, le
telefonate mute ma anche e soprattutto da una sorta di isolamento ambientale.
Durante una manifestazione per la legalità tenuta il 23 settembre del 2006 a Casal Di Principe, lo scrittore denunciò
in piazza gli affari dei capi del clan dei Casalesi, Francesco Bidognetti, Francesco Schiavone (attualmente in
carcere) e dei due reggenti, Antonio Iovine e Michele Zagaria invitando la popolazione a ribellarsi[1]. A causa delle
minacce ed intimidazioni subite, l’allora Ministro dell’Interno, Giuliano Amato, ha deciso di assegnargli la scorta per motivi di sicurezza dal 13 ottobre 2006 (Saviano stava tornando da Pordenone dove si era recato per promuovere il libro Gomorra).
Il 14 marzo 2008, durante il Processo Spartacus, il legale dei boss Francesco Bidognetti ed Antonio Iovine, Michele Santonastaso (coadiuvato dal collega Carmine D’Aniello), lesse dinanzi al presidente della prima sezione di corte d’assise d’appello Raimondo Romeres, una lettera scritta congiuntamente dai boss Francesco Bidognetti ed
Antonio Iovine (il primo in carcere, il secondo latitante da 13 anni). La lettera conteneva una richiesta di spostamento del processo per legittima suspicione causata dalle influenze che Roberto Saviano, Rosaria Capacchione ed il pubblico ministero Raffaele Cantone avrebbero avuto sui giudici. A seguito della lettera, il
Ministero dell’Interno ha deciso di rinforzare le misure di sicurezza dello scrittore, aumentando la scorta da tre a
cinque uomini.
Il 14 ottobre 2008 arriva la notizia di un possibile attentato nei confronti di Roberto Saviano. Un ispettore di Polizia
della DIA di Milano informò la direzione distrettuale antimafia di essere venuto a conoscenza, dal pentito Carmine Schiavone (cugino del boss Francesco Schiavone detto Sandokan), di un piano, ormai in fase operativa, per uccidere lo scrittore e gli uomini della scorta entro Natale con un attentato spettacolare sull’autostrada Roma-
Napoli in stile Capaci. Tuttavia, Carmine Schiavone, interrogato dai magistrati, ha smentito, di essere a conoscenza di un piano dei Casalesi per uccidere Saviano, provocando l’immediata risposta dello scrittore: “È ovvio che lo dica; se lo dicesse, implicitamente dovrebbe ammettere di avere ancora rapporti con la criminalità organizzata”. Il pubblico ministero titolare dell’indagine ha, infine, chiesto e ottenuto l’archiviazione dopo che la notizia si è rivelata infondata. Carmine Schiavone ha negato di sapere dell’attentato ma ha confermato che Saviano è stato condannato a morte dal clan dei casalesi.
Nell’ottobre del 2008 Roberto Saviano ha deciso così di lasciare l’Italia, “almeno per un periodo e poi si vedrà”, anche in seguito alle minacce, confermate da informative e dichiarazioni di collaboratori di giustizia che hanno svelato il progetto di eliminarlo da parte del clan dei Casalesi.
« Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di
indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido – oltre che indecente – rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. ‘Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre dime come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile.
Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l’odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri – oggi qui, domani lontano duecento chilometri – spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me. »

Polemiche e necessità della scorta

Nell’ottobre 2009 il capo della Squadra Mobile di Napoli Vittorio Pisani ha messo in dubbio la necessità della scorta per proteggere Roberto Saviano sostenendo che non vi erano riscontri alle minacce di morte. A sollevare dubbi sull’opportunità sulla scorta è intervenuto anche il regista Pasquale Squitieri nel 2008, secondo il quale Saviano si sarebbe recato al festival di Cannes «probabilmente per fare un po’ di show» e che «chi è veramente preso di mira gira con la scorta, certo, ma ha il veto assoluto di prendere aerei e di frequentare luoghi pubblici perché potrebbe rappresentare pericolo per sè e per gli altri». La dichiarazioni di Squitieri hanno innescato una polemica tra i due e si è intromesso anche Domenico Procacci, produttore del film Gomorra, che ha definito «ignobili» le sue affermazioni.
Il capo della polizia Antonio Manganelli ha replicato ribadendo la necessità della scorta. Anche il Procuratore Capo della Procura Antimafia di Napoli Federico Cafiero de Raho ha dichiarato che Saviano è esposto ad alto rischio e necessita di una protezione. Anche il pm Raffaele Cantone e il pm Franco Roberti, entrambi magistrati con anni in prima linea contro i clan, hanno ribadito la situazione di pericolo di Roberto Saviano. Il giornalista Giuseppe D’Avanzo su Repubblica ha chiesto le dimissioni del capo della Mobile per le sue dichiarazioni.
Roberto Saviano ha replicato in un articolo su la Repubblica denunciando il tentativo di isolamento della sua persona e di “sgretolamento” della pubblica solidarietà verso di lui, confrontando il suo caso con quello di Peppino Impastato, Giuseppe Fava e Giancarlo Siani. A seguito dell’iniziativa di Pisani, Saviano ha dovuto “esibire, come richiesto, la giusta causa delle minacce”.

Dichiarazioni su Israele

Durante la manifestazione Per la verità, per Israele, organizzata dalla deputata del PdL Fiamma Nirenstein e tenutasi a Roma il 7 ottobre 2010, Saviano è intervenuto elogiando lo stato ebraico come luogo di libertà e civiltà.
Nel suo discorso, lo scrittore ha parlato delle sue origini semite e ha dichiarato che Israele è una «democrazia sottoassedio», Tel Aviv è «una città che non dorme mai, piena di vita e soprattutto di tolleranza, una città che più di ogni altra riesce ad accogliere la comunità gay» e che «i profughi del Darfur, ad esempio, vengono accolti in Israele».
Tali dichiarazioni hanno suscitato polemiche, diffuse in particolare su Internet, ricevendo accuse di aver trascurato le ingiustizie che subisce la popolazione palestinese. L’attivista Vittorio Arrigoni ha risposto a Saviano tramite un video pubblicato sulla rete, invitando lo scrittore a rivedere le sue opinioni, sostenendo che il governo ebraico, oltre ad applicare l’apartheid ai danni del popolo palestinese, viola le leggi ONU attuando genocidi e usando armi al fosforo bianco, che hanno coinvolto anche civili arabo-israeliani; oltre a definire Shimon Peres, encomiato da Saviano, un «criminale di guerra».
Critiche analoghe sono state mosse da un’altra attivista di un campo profughi palestinese, Caterina Donattini, la quale, in una lettera indirizzata a Saviano, ha asserito che la questione israelo-palestinese presenta i connotati di «un progetto coloniale che ha molte similitudini con quello dell’Apartheid Sudafricana» e «che ha trasformato un paese in un formaggio groviera», aggiungendo che persino alcuni storici ebrei come Ilan Pappé, Avi Shlaim, Benny Morris hanno documentato questa realtà.

Televisione

Dall’8 al 29 novembre 2010, Roberto Saviano conduce insieme a Fabio Fazio il programma di approfondimento culturale Vieni via con me su Rai 3. La trasmissione ottiene un grande successo di ascolti: nella terza puntata il programma ha raggiunto 9.671.000 telespettatori e il 31.60% di share. Le tematiche trattate sono appunto la malavita (non solo camorra), ma anche l’immigrazione, l’emancipazione della donna, la politica e i più gravi problemi sociali italiani. Tipicità del programma è la lettura di “elenchi”, con lo scopo di mettere in evidenza con una serie di dati le problematiche che vengono affrontate. Numerosi sono gli ospiti speciali che intervengono durante le quattro puntate del programma.
Dal 14 maggio 2012 conduce con Fabio Fazio il programma Quello che (non) ho, in onda su La7 e trasmesso anche in diretta su Youtube. Nella prima puntata ha fatto registrare il record di share di La7 con il 12.65% e 3.036.000 telespettatori, risultando il terzo programma più visto della serata, record superato due giorni dopo dalla terza ed ultima puntata del programma, con il 13,06% di share.

Musica

Il gruppo britannico dei Massive Attack ha creato un brano ispirato alla storia di Roberto Saviano e Gomorra, “Herculaneum”, il brano è diventato la colonna sonora del film Gomorra.
Il rapper napoletano Lucariello, dopo aver ottenuto il consenso di Roberto Saviano, ha scritto una canzone chiamata Cappotto di legno, musicata da Ezio Bosso, in cui è descritta la storia di un killer che si prepara ad uccidere lo stesso Saviano.
Il gruppo torinese dei Subsonica ha dedicato a Roberto Saviano la canzone “Piombo”, contenuta nell’album L’eclissi.
Alla fine del video del brano In Italia del rapper Fabri Fibra è presente una parte dell’intervista di Enzo Biagi a Roberto Saviano in cui afferma: “Uno dei miei sogni era stato quello di rimanere nella mia terra, raccontarla, e continuare, come dire, a resistere.”
Nel brano del gruppo rap ‘A 67, TammorrAntiCamorra Roberto Saviano legge un frammento del suo libro in una Tammurriata anticamorra dedicato alla morte di don Giuseppe Diana.
Lo scrittore sul suo sito ufficiale ha dedicato uno spazio alla musica nella sezione Gallerie.
Nel grande concerto degli U2 che avuto luogo a Roma l’8 ottobre 2010, il leader degli U2 Bono Vox ha ricordato Roberto Saviano due volte e gli ha dedicato la famosa canzone degli U2 Sunday Bloody Sunday. Al concerto ha assistito anche lo stesso Saviano, il quale si è incontrato con il leader degli U2 prima dello spettacolo.

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One thought on “Chi è Roberto Saviano

  1. […] Roberto Saviano nella prima serata del programma televisivo “Quello che (non) ho”, condotto da Fabio Fazio su La7, ha affermato che “il governo dovrebbe aprire uno sportello per ascoltare i bisogni degli imprenditori e dei lavoratori in difficoltà e che in molti casi decidono di uccidersi.” […]

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