E’ boom di nuovi poveri, ma per la “casta” nessun problema. La storia di Antonio

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17 ottobre 2012 di Il Komboloi

Cresce il divario sociale nella capitale ed emerge il contrasto tra la “casta” politica ed economica e i 50000 “nuovi poveri” stimati.

A Roma incrementano i “nuovi poveri”. Tante le persone che alla minima difficoltà economica si trovano nel baratro della crisi; e quando si tocca il fondo diventa difficilissimo riemergere. I “nuovi poveri” sono i padri (madri) separati che non riescono ad arrivare a fine mese, i giovani precari e le migliaia di ragazzi senza lavoro, i pensionati che magari hanno dedicato la propria vita al lavoro e ora si ritrovano con pensioni di 500 o 600 euro al mese e con un affitto impossibile da pagare.

Sono povere anche le famiglie con un solo stipendio, che non hanno la possibilità di mettere a tavola un pasto adeguato ogni due giorni.

Tutte queste persone si ritrovano nelle mense cittadine a condividere la propria situazione di disagio drammatico.

Qualche settimana fa una notizia che dovrebbe scuotere l’opinione pubblica è uscita su tutti i media nazionali: secondo uno studio della Banca d’Italia sull’evoluzione della ricchezza e sulla disuguaglianza, è emerso che in Italia ci sono dieci “paperon de paperoni” che guadagnano quanto 3 milioni di italiani.

I dati forniti dalla guida “Dove mangiare, dormire, lavarsi” -la cosiddetta “Guida Michelin per i poveri” (500 indirizzi della solidarietà, un vero e proprio vademecum della sopravvivenza nella Capitale, che esce anche in altre città, da Buenos Aires a Barcellona)- ha segnalato una specificità italiana e un grande rischio nell’attuale difficoltà economica del Paese: circa 2.000 nuove famiglie a Roma possono perdere la casa entro il 2012 e che più di 50.000 nuove famiglie possono andare ad ingrossare le fila dei “nuovi poveri”.

Poveri strutturali, senza casa e senza lavoro.

La conseguenza di ciò è la perdita del valore del lavoro a vantaggio di una monetizzazione dello stesso.

Stiamo andando incontro alla cancellazione del secolo 900’, il secolo delle conquiste della classe lavoratrice.

Mentre i “nuovi poveri” aumentano, la cosiddetta “casta” aumenta i propri introiti.

Mentre c’è chi viene sfrattato (a Roma viene sfrattato un nucleo familiare ogni 191 famiglie), Roma diventa la capitale delle case sfitte, oltre 13500.

A raccontarci la sua storia, che delinea la previsione fatta dalla guida “Dove mangiare, dormire e lavarsi” sulla possibilità per 50000 famiglie di andare ad ingrossare la fascia dei “nuovi poveri”, è Antonio, il nome è immaginario, in quanto vuole tenere nascosta la propria identità.

Antonio fino ad aprile 2011 aveva una vita normale, certo, non una vita agiata, ma comunque lavorava e viveva con la propria compagna e la figlia di appena 3 anni in un appartamento in una zona periferica di Roma.

Da un giorno all’altro le cose cambiano e Antonio si ritrova a dormire in mezzo alla strada.

Perde il lavoro perché l’impresa di costruzioni per la quale lavorava a nero, ormai da quasi 10 anni, decide di “licenziarlo”, come ci dice lui, di “fare a meno di lui”.

Antonio non si ritrova nulla in mano perché non ha potuto versare contributi e si è assoggettato al volere del proprio padrone che gli ripeteva ciclicamente: “Vuoi continuare a lavorare per me? Allora fai il bravo e non chiedermi di metterti apposto, mi costeresti troppo”.

Antonio pur di continuare a lavorare per mettere un piatto a tavola e certo del suo rapporto di fiducia instaurato nel tempo con il suo “padrone” continua a lavorare.

Ma ecco che le disgrazie non vengono mai da sole, un giorno si reca a lavoro e gli viene data la notizia del licenziamento, se così si può chiamare, visto che in realtà è come se non avesse mai lavorato, visto che lo ha fatto in nero.

Torna a casa per comunicarlo alla moglie e purtroppo la trova a letto con un altro uomo.

Per Antonio, mani grosse di chi ha sempre svolto lavori manuali e sguardo tenero, è il colpo del KO, abbandona immediatamente la casa in cui viveva e va a prendersi sua figlia a scuola, ma non è sposato, quindi i giudici decidono che la bimba deve rimanere con la madre.

Nonostante l’apparente rudezza fisica si capisce subito che è un buono, e che non ha le capacità per poter reagire alla situazione presentatasi davanti agli occhi.

Ed ecco che Antonio a distanza di un anno è caduto in depressione e si è ritrovato da solo a vagare per strada con nessuna speranza, neanche quella del sopravvivere a cui devono abituarsi migliaia di famiglie.

Si è rassegnato, non vede sua figlia da 9 mesi e neanche prova a cercarla, non ha le forze mentali per farlo, è avvilito dal fatto di non poterle offrire nulla.

Dopo un primo periodo passato tra le varie sedi della Caritas per chiedere un piatto caldo, Antonio ha rinunciato a fare la fila per un piatto al giorno, troppo orgoglioso di sé, e ora si ritrova ad essere aiutato da chi ha imparato a conoscerlo.

La crisi in cui perpetra il nostro Paese è ancor più grave di come la si immagina, le persone sole e deboli sono colpite in maniera permanente.

Ed ecco che incombe il problema suicidi.

In Italia i suicidi conseguenti alla crisi socio-economica sono stati circa un centinaio dall’inizio dell’anno.

Il gesto estremo del togliersi la vita per la mancanza di lavoro e di prospettive future, purtroppo, è una possibilità non più tanto remota ma quanto mai vicina a noi.

Appare l’ennesimo tentativo di distogliere l’attenzione sui problemi reali, quelli per cui gli imprenditori “commettono suicidio” perché non riescono a portare avanti la propria azienda, quelli per cui i lavoratori “commettono suicidio” perché non riescono più a mettere un piatto a tavola per la propria famiglia, quelli per cui i precari “commettono suicidio” perché non trovano un lavoro dignitoso.

Con la speranza che Antonio un giorno abbia la possibilità di leggere questo articolo.

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2 thoughts on “E’ boom di nuovi poveri, ma per la “casta” nessun problema. La storia di Antonio

  1. il terronista ha detto:

    La storia di Antonio mi ha ricordato “La fortuna non esiste” di Mario Calabresi, un libro che di questi tempi meriterebbe di essere letto.
    [Dopo un mese ho capito come muovermi tra i blog. Questo è il mio primo commento in assoluto, ho raccolto il tuo invito. Ciao!]

  2. Il Komboloi ha detto:

    Ciao, innanzitutto ti ringrazio per il commento e poi sicuramente leggerò il libro da te citato.
    (anche io sono “nuovo” dei blog, che intendi per come muoverti?)

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