Chi é Fidel Castro?

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22 ottobre 2012 di Il Komboloi

Fidel Alejandro Castro Ruz, nato a Birán il 13 agosto 1926, è un rivoluzionario e politico cubano. È stato primo ministro di Cuba dal 16 febbraio 1959 all’abolizione della carica avvenuta il 2 dicembre 1976 ed è stato, dal 3 dicembre 1976 al 18 febbraio 2008, Presidente del Consiglio di Stato e Presidente del Consiglio dei ministri.

Foto di Nicola Gesualdo

Castro è stato uno dei protagonisti della rivoluzione cubana contro il regime del dittatore Fulgencio Batista e, dopo il fallito sbarco nella Baia dei Porci da parte di alcuni esuli cubani appoggiati dagli Stati Uniti d’America, ha instaurato un regime autoritario di stampo socialista caratterizzato dall’assenza di elezioni pluripartitiche.

Ha spesso giocato un ruolo internazionale maggiore di quanto lascino supporre le dimensioni geografiche, demografiche ed economiche di Cuba a causa della sua posizione strategica e vicinanza geografica agli Stati Uniti d’America. Castro è una figura controversa: i detrattori lo considerano un nemico dei diritti umani, mentre i suoi sostenitori lo considerano un liberatore dall’imperialismo e sottolineano i progressi sociali che egli ha promosso a Cuba.

È noto anche con l’appellativo di Líder máximo, pare attribuitogli quando (il 2 dicembre 1961) dichiarò che Cuba avrebbe adottato il comunismo in seguito allo Sbarco della Baia dei Porci a sud dell’Avana, un fallito tentativo di rovesciare il regime cubano: nel corso degli anni Castro ha rafforzato la popolarità di quest’appellativo.

Secondo i suoi sostenitori la leadership di Castro si è mantenuta così a lungo grazie al sostegno delle masse dovuto al miglioramento delle condizioni di vita. Secondo i detrattori, invece, le cause andrebbero cercate nell’utilizzo di metodi coercitivi e repressivi.

Il 18 febbraio 2008, dopo quasi mezzo secolo di presidenza (1 gennaio 1959), Fidel Castro ha dichiarato che non avrebbe accettato una nuova elezione alla Presidenza del Consiglio di Stato e del consiglio dei Ministri.

Il 19 aprile 2011, Fidel Castro si dimette anche dalla carica di primo segretario del Partito Comunista Cubano.

Gli studi

Castro si trasferì all’ Havana nel 1941 per studiare in un esclusivo collegio, De Belen, sotto la guida di sacerdoti Gesuiti.

Nel 1945 Castro si iscrisse alla facoltà di Diritto dell’Università dell’Avana. Qui venne in contatto con gli scritti di professori nazionalisti che credevano che il destino di Cuba fosse stato deviato dall’intervento degli Stati Uniti del 1898, dall’emendamento Platt e dalla dominazione economica degli Stati Uniti, sottraendo a Cuba la sua indipendenza e la sua nazionalità. Nell’ateneo, molto politicizzato, Fidel aderì alla lega antimperialista, schierandosi apertamente contro il nuovo presidente cubano, Ramón Grau.

Assalto alla caserma Moncada, la prigione e l’evasione

Castro fece praticantato in un piccolo studio associato dal 1950 al 1952. Intendeva candidarsi al parlamento nel 1952 per il “Partito Ortodosso”, ma il colpo di Stato del generale Fulgencio Batista rovesciò il governo di Carlos Prio Socarras e portò alla cancellazione delle elezioni. Castro denunciò Batista in tribunale per violazione della costituzione, ma la sua petizione venne rifiutata. In risposta Castro organizzò un disastroso assalto armato alla caserma della Moncada, nella provincia di Oriente, il 26 luglio 1953. Più di ottanta tra gli assalitori vennero uccisi, Castro fu fatto prigioniero, processato e condannato a quindici anni di prigione. Castro utilizzò l’arringa finale del suo caso per il suo famoso “La storia mi assolverà”, un discorso appassionato con cui difese le sue azioni spiegando la sua visione politica. Venne rilasciato grazie a una amnistia generale nel maggio 1955 e andò in esilio in Messico e negli Stati Uniti.

La rivoluzione cubana

Castro ritornò in patria clandestinamente, con diversi altri esiliati, navigando dal Messico a Cuba su una piccola imbarcazione, il Granma. La prima azione del gruppo, che volle chiamarsi il Movimento del 26 di luglio, si svolse nella provincia di Oriente il 2 dicembre 1956.

Solo dodici degli ottanta uomini, tra cui Ernesto “Che” Guevara, Raúl Castro e Camilo Cienfuegos, sopravvissero alla ritirata sulle montagne della Sierra Maestra, e da lì iniziarono la guerriglia contro il governo di Batista.

Il gruppo di guerriglieri crebbe fino a superare gli 800 uomini. Il 24 maggio 1958, Batista lanciò diciassette battaglioni contro Castro nell’Operazione Verano. Nonostante lo svantaggio numerico, le forze di Castro misero a segno una serie di vittorie, aiutate dalla massiccia diserzione e dalle rese all’interno dell’esercito di Batista.

Il capodanno del 1959 Batista lasciò il paese, e le forze di Castro entrarono a L’Avana. Il 5 gennaio del 1959 il professore di legge José Miró Cardona creò un nuovo governo, con lo stesso come primo ministro e Manuel Urrutia Lleó come presidente. L’8 gennaio 1959 Fidel Castro assunse il ruolo di Comandante in Capo delle Forze Armate. Il 13 febbraio 1959 José Miró Cardona si dimise inaspettatamente dalla sua carica e gli succedette Fidel Castro. Il 17 luglio 1959 Osvaldo Dorticós Torrado fu nominato Presidente della Repubblica, carica in cui rimase sino al 1976, sostituito poi da Fidel Castro; divenne successivamente membro del Consiglio di Stato.

La politica estera, l’embargo e gli scontri con gli Stati Uniti

Inizialmente gli USA furono rapidi a riconoscere il nuovo governo, ma gli attriti con gli Stati Uniti si svilupparono ben presto, quando il nuovo governo iniziò a espropriare le proprietà delle principali compagnie statunitensi (la United Fruit in particolare), proponendo risarcimenti basati sulla valutazione fiscale delle proprietà, che per molti anni le stesse

compagnie avevano fatto in modo di tenere artificialmente basse.

Castro visitò la Casa Bianca poco dopo la presa del potere, e si incontrò con il Vice Presidente Richard Nixon. Presumibilmente Dwight Eisenhower snobbò Castro con la scusa che stava giocando a golf e lasciò Nixon a parlare con lui per cercare di scoprire se fosse comunista e filosovietico. Nixon commentò che Castro era “naif”, ma non necessariamente un comunista.

Nel febbraio 1960, Cuba firmò un accordo per l’acquisto di petrolio dall’URSS. Quando le raffinerie cubane, di proprietà statunitense, si rifiutarono di raffinare il petrolio sovietico, vennero espropriate e gli Stati Uniti interruppero subito le relazioni diplomatiche con il governo Castro. In reazione alla politica statunitense dell’amministrazione Eisenhower, che andava facendosi sempre più ostile verso la novità cubana, il governo castrista iniziò a stabilire legami sempre più stretti con l’Unione Sovietica. In seguito a diversi patti firmati tra Castro e il Premier sovietico Nikita Khruščёv, Cuba iniziò a ricevere aiuti economici e militari dall’URSS.

Il 17 aprile 1961, gli Stati Uniti sponsorizzarono un fallimentare attacco a Cuba, appoggiando degli esiliati cubani. In quell’occasione una forza di circa 1.400 dissidenti, finanziati ed addestrati dalla CIA, sbarcarono a sud de L’Avana, nella Baia dei Porci. Secondo le previsioni della CIA, l’invasione avrebbe dovuto innescare una sollevazione popolare contro Castro. Ciò non avvenne e la parte dei golpisti che giunse a riva venne catturata, mentre il Presidente Kennedy, che non aveva dato l’appoggio aereo fondamentale per la riuscita dell’operazione, si impegnò per evitare il supporto; 104 combattenti furono uccisi in battaglia e 1.189 uomini vennero processati a seguito di quest’azione e il 23 dicembre 1962 rilasciati. Ne furono trattenuti due che erano stati condannati in precedenza a Cuba per omicidio e condannati a 30 anni di prigione. Più tardi, il 2 dicembre di quell’anno, in un discorso alla nazione, Castro si dichiarò un Marxista-Leninista e disse che Cuba avrebbe adottato il Comunismo.

Il 3 gennaio 1962 si diffuse la notizia che Papa Giovanni XXIII avesse scomunicato Castro dando seguito al decreto del 1949 di Papa Pio XII che vietava ai cattolici di appoggiare i governi comunisti. In realtà tale atto non è stato mai effettuato dal Pontefice, come ha rivelato il 28 marzo 2012 l’allora segretario di Angelo Giuseppe Rocalli, monsignor Loris Capovilla, secondo cui la parola “scomunica” non faceva parte del vocabolario del Papa Buono. A testimonianza di quanto dichiarato, basti leggere il diario di Giovanni XXIII in cui egli non accenna al provvedimento né il 3 gennaio 1962 (data in cui parla solamente delle sue udienze) né in altre date.

A parlare di scomunica fu l’arcivescovo Dino Staffa, in quel momento segretario della Congregazione per i seminari, che in base a quanto scritto nel provvedimento, ricordava che la scomunica per i comunisti era “ipso facto […] in quanto apostati della fede cattolica”; inoltre altri importanti esponenti della curia volevano con questa mossa lanciare un segnale ostile al centrosinistra nascente in Italia. L’autorevolezza di tali voci fece in modo che la leggenda della scomunica fosse creduta da tutti, anche dallo stesso Castro, che aveva precedentemente abbandonato la fede cattolica e che dunque lo considerò un evento di scarse conseguenze poiché per sua stessa ammissione non è mai stato credente. Lo scopo del provvedimento era quello di minare il supporto a Castro tra i cattolici cubani e no; ad ogni modo, ci sono poche prove che il fatto ebbe qualche effetto.

Nell’ottobre 1962, quando gli USA scoprirono che l’Unione Sovietica stava tentando attivamente di schierare missili nucleari sull’isola, si ebbe la cosiddetta “Crisi dei missili di Cuba”. Dopo che le tensioni vennero disinnescate, le relazioni tra Stati Uniti e Cuba rimasero mutuamente ostili, e la CIA continuò a finanziare, supportare ed appoggiare attentati terroristici contro l’isola e contro la persona di Castro, mentre il regime

cubano tentava di esportare il proprio modello in diverse regioni del Sud America e dell’Africa.

Campagna di alfabetizzazione

La campagna per l’alfabetizzazione di Castro, si concentrò sulle aree rurali dove questa era molto bassa. In un discorso dell’autunno 1960 davanti alle Nazioni Unite, Castro annunciò che “Cuba sarà la prima nazione d’America che, nel giro di pochi mesi, sarà in grado di dire di non avere una persona analfabeta”. Quasi 270.000 insegnanti e studenti vennero utilizzati per l’alfabetizzazione dell’isola. Nel 1961 il tasso di analfabetismo fu ridotto dal 20% al 4%. Il Museo Nazionale Cubano dell’Alfabetizzazione raccoglie più di 700.000 lettere inviate a Castro da coloro che avevano terminato il corso come testimonianza dell’avvenuta alfabetizzazione.

La televisione cubana trasmette corsi di livello universitario per la popolazione adulta.

L’incontro con Feltrinelli

Nel 1964 l’editore italiano Giangiacomo Feltrinelli si reca a Cuba e incontra il leader della rivoluzione con cui stabilirà una lunga amicizia. Nel 1967 Feltrinelli arriva in Bolivia e incontra Régis Debray, che nel paese latino vive in clandestinità. L’editore è arrestato a seguito dell’intervento dei servizi segreti americani. Insieme a lui viene fermato anche il colonnello Roberto Quintanilla, che, anni dopo, presenziò all’amputazione delle mani di Che

Guevara. Intanto Castro affida all’editore italiano l’opera di Che Guevara, “Diario in Bolivia”, che diventerà uno dei principali best-seller della casa milanese. Feltrinelli entra in possesso di Guerrillero Heroico, la famosa foto del Che scattata da Alberto Korda il 5 marzo 1960, in occasione delle esequie delle vittime dell’esplosione della fregata La Coubre. Nel 1968, Giangiacomo Feltrinelli si recò in Sardegna, secondo i documenti scoperti dalla Commissione Stragi nel 1996, per prendere contatto con gli ambienti della sinistra e dell’indipendentismo isolano. Nelle intenzioni di Feltrinelli vi era il progetto di trasformare la Sardegna in una Cuba del Mediterraneo e avviare un’esperienza analoga a quella di Che Guevara e Fidel Castro.

Nel 1976, all’apice della politica di embargo statunitense contro Cuba, Pierre Elliott Trudeau, allora Primo Ministro del Canada, fece visita di Stato nell’isola, la prima da parte di un leader occidentale, e abbracciò personalmente il capo cubano. Trudeau gli portò in dono 4 milioni di dollari e organizzò prestiti per altri 10 milioni. Nel suo discorso Trudeau dichiarò: “lunga vita al Primo Ministro e Comandante in Capo cubano. Lunga vita all’amicizia cubano-canadese”.

Politica economica

Castro consolidò il controllo della nazione nazionalizzando ulteriormente l’industria, confiscando i beni di proprietà straniera, collettivizzando l’agricoltura, ed emanando politiche a beneficio dei lavoratori.

Molti cubani lasciarono il paese, alcuni per Miami, Florida, dove formarono una numerosa comunità anti-castrista, sovente in contatto con gruppi malavitosi e della destra dei servizi segreti statunitensi. A causa del duro embargo imposto dagli Stati Uniti, Cuba divenne sempre più dipendente dai sussidi sovietici. Il collasso dell’Unione Sovietica nel 1991 portò quindi un periodo di forte sofferenza economica a Cuba.

Le aspre sanzioni economiche volute dagli USA, in primis l’embargo, ma anche il divieto generale di viaggio verso Cuba per i turisti americani, sono state una delle ragioni dei problemi economici di Cuba. Comunque, tra il 1960 e il 1990 gran parte dei loro effetti vennero attenuati dall’aiuto dell’ex Unione Sovietica, che in alcuni anni equivaleva a un quarto del PIL nazionale.

Nonostante l’embargo statunitense, Cuba continua a commerciare con le altre nazioni, ed è la seconda meta turistica più popolare dei Caraibi (dopo la Repubblica Dominicana). La sua economia riceve anche un afflusso di valuta (stimato in 850 milioni di dollari all’anno) dai Cubani Americani che mandano soldi a familiari e amici rimasti sull’isola,

anche se, dopo il primo insediamento dell’Amministrazione Bush (su pressione della comunità cubana Anticastrista della Florida) questo è tassativamente vietato dalle leggi degli Stati Uniti.

Negli anni recenti Castro ha scommesso sulla biotecnologia per supportare l’economia di Cuba. Lo sviluppo cubano in questo campo ha però causato preoccupazione per le possibili ricerche di armi biologiche. Nel 2002 uno degli scopi della visita dell’ex Presidente statunitense Jimmy Carter era di ispezionare i siti cubani per l’ingegneria genetica.

Il 14 dicembre 2004 Castro ha siglato con il Presidente del Venezuela, Hugo Chávez, l’accordo preliminare per la costituzione dell’Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA), un progetto di cooperazione politica, sociale ed economica tra i paesi dell’America del Sud e i paesi caraibici.

Il 9 settembre 2010 Castro in un’intervista a “The Atlantic” avrebbe dichiarato che “il modello economico cubano ha fallito. Non è valido per essere esportato in altri paesi e non va più bene neanche per noi”, così ha detto al giornalista Jeffrey Goldberg. Tuttavia Castro ha smentito l’interpretazione che era stata data delle sue dichiarazioni.

L’incontro con Giovanni Paolo II

Nel novembre del 1996 Fidel Castro andò a Roma, in occasione dell’Incontro mondiale sull’alimentazione promosso dalla FAO. In quell’occasione andò in Vaticano, per incontrare il Papa Giovanni Paolo II.

Il 21 gennaio del 1998 Giovanni Paolo II contraccambiò la visita ed andò a Cuba. Pochi giorni prima del suo arrivo Castro, per un accordo preesistente, liberò 106 detenuti, che comparivano in una lista di 260 nomi consegnata a Castro dal segretario vaticano Angelo Sodano. Fidel Castro ricevette Giovanni Paolo II con tutti gli onori, rinunciando alla sua famosa divisa militare per indossare giacca e cravatta.

Istruzione e sanità

Istruzione e sanità vennero rese accessibili a tutti, anche alle persone che vivevano nelle zone più remote dell’isola. Le statistiche dell’UNESCO hanno confermato negli anni che il tasso di istruzione di base a Cuba è tra i più alti dell’America Latina. Il governo sta inoltre portando avanti un programma che consente a studenti stranieri, di trasferirsi sull’isola e seguire corsi di studio universitari gratuiti.

Attualmente sono presenti circa ventiduemila ragazzi, provenienti soprattutto dai paesi del terzo mondo.

Contrariamente alla situazione riscontrabile in molte altre nazioni latino-americane e caraibiche, nessun bambino cubano vive per la strada. Il livello della sanità è elevato e tutti i cubani ricevono latte quasi gratis fino all’età di sette anni. Le aspettative di vita a Cuba, nel 2002, erano solo leggermente inferiori a quelle degli USA. Il tasso di mortalità infantile cubano è il secondo più basso delle Americhe (dopo il Canada, dati OMS, 2000). Viene generalmente riconosciuto che Cuba ha fatto sostanziali progressi nello sviluppo farmaceutico. Cuba ha un suo portafoglio di brevetti e cerca di commercializzare le sue medicine in tutto il mondo.

I media cubani, controllati dal governo, spesso evidenziano il contrasto tra i soddisfatti bambini cubani e le loro controparti a Bogotá, Los Angeles o Buenos Aires, che in alcuni quartieri delle metropoli spacciano droga, sono trascinati nella prostituzione, o vivono in baraccopoli.

I problemi di salute

Per la prima volta dal 1959, il 1º agosto 2006 Castro cedette temporaneamente il governo al fratello Raúl, vicepresidente del Consiglio di Stato, per sottoporsi a un intervento chirurgico intestinale. Sebbene il 7 agosto venisse comunicato l’esito positivo dell’intervento, l’annullamento dei festeggiamenti per l’ottantesimo compleanno (previsti il 13 agosto) e la prolungata assenza alle manifestazioni pubbliche alimentarono le voci secondo cui Castro fosse malato terminale di tumore all’intestino. In effetti, una moderata ripresa della vita pubblica si ebbe solo nella primavera del 2007 con la pubblicazione di un articolo apparso su Granma (29 marzo) e poi con l’incontro ufficiale con le delegazioni del Partito comunista cinese (22 aprile) e di quello vietnamita (2 giugno).

Con una missiva del 17 dicembre 2007, Fidel Castro lasciò intendere che non sarebbe più ritornato ad assumere un ruolo politico attivo.

Solo 18 febbraio 2008 fu ufficializzata la rinuncia alle cariche di Presidente del Consiglio di Stato e Comandante in capo, e la cessione del potere al fratello Raúl.

Il 19 aprile 2011, in occasione del congresso del Partito Comunista Cubano Fidel Castro si dimise anche dalla carica di primo segretario del partito, l’ultima che deteneva ufficialmente.

Il 29 marzo 2012, in occasione della visita a Cuba di Papa Benedetto XVI, Fidel Castro ha avuto un colloquio di circa 30 minuti con il Pontefice, definito da entrambi molto cordiale, nel quale Castro, pur mostrando alcune difficoltà motorie dovute alla malattia ed alla età avanzata, si è dimostrato ancora perfettamente lucido e cosciente, anche a dispetto delle voci circolate pochi giorni prima riguardo alla sua presunta morte. Si è vociferato che durante l’incontro con il Papa Castro avrebbe confidato al Pontefice la sua conversione al cattolicesimo, ma la notizia non ha trovato conferme ed è rimasta un’indiscrezione.

Attentati alla persona

Fabian Escalante, a lungo guardia del corpo di Fidel Castro, ha calcolato l’esatto numero dei tentativi di assassini e/o attentati a Fidel Castro da parte della CIA, per un totale di 638 casi (di cui 192 ad opera dell’amministrazione Reagan). Alcuni di questi attentati hanno incluso un sigaro esplosivo, una tuta da sub infettata da funghi, e un attentato di tipo mafioso con armi da fuoco. Alcuni di questi casi sono presenti all’interno del documentario 638 Ways To Kill Castro.

Concordemente ai documenti declassificati nel 2007 dalla CIA, uno di questi attentati venne organizzato prima dell’invasione della Baia dei Porci da parte di noti boss mafiosi come Sam Giancana, boss della famiglia mafiosa di Chicago, il suo braccio destro John Rosselli e da un altro potente capomafia della Florida, Santo Trafficante.

Questi furono personalmente autorizzati dall‘Attorney General (Ministro della Giustizia) degli Stati Uniti sotto la guida di Robert Kennedy.

 

Diritti umani

Secondo alcune fonti alcuni dissidenti cubani e opponenti politici sono stati imprigionati in condizioniestremamente difficili e senza processo con l’accusa di essere “contro rivoluzionari”, “fascisti” o agenti della CIA. Diverse associazioni per la tutela dei diritti umani accusano inoltre il governo di Castro di reprimere sistematicamente il dissenso politico mediante processi e carcerazioni arbitrarie, sorveglianza e licenziamenti a motivazione politica. Castro sostiene che Cuba non detenga prigionieri politici, ma criminali che hanno commesso atti contro-rivoluzionari, incluso l’uso di ordigni esplosivi.[24] In più sostiene che l’opposizione al governo sia illegittima e sia il risultato delle azioni dei rifugiati cubani statunitensi e della CIA. I sostenitori di Castro ritengono che le misure adottate dal governo cubano servano a prevenire un possibile fallimento del suo governo e le giustificano con le costanti pressioni economiche e militari da parte degli USA e degli alleati che durano da più di mezzo secolo.

 

Il superamento dei pregiudizi verso i gay

Dagli anni sessanta agli anni ottanta regime castrista ha adottato forme di persecuzione nei confronti degli omosessuali. Considerati “controrivoluzionari”, molti di loro sono stati rinchiusi nei campi di lavoro forzati UMAP (Unidades Militares de Ayuda a la Producción) a causa del loro orientamento sessuale.

Nell’ideologia castrista i maricones (“finocchi”) erano infatti considerati espressione dei valori decadenti della società borghese:

« Agli omosessuali non dovrebbe essere concesso di stare in posizioni dove potrebbero essere capaci di mal influenzare i giovani. Nelle condizioni in cui viviamo, a causa dei problemi che il nostro paese deve affrontare, dobbiamo inculcare ai giovani lo spirito della disciplina, della lotta, del lavoro… Noi non arriveremmo mai a credere che un omosessuale possa incarnare le condizioni e i requisiti di condotta che ci permetterebbe di considerarlo un vero Rivoluzionario, un vero Comunista aggressivo. Un deviazione di questa natura si scontra con il concetto che abbiamo di ciò che un militante Comunista deve essere. »

Nel marzo del 1965, Giangiacomo Feltrinelli riuscì ad ottenere da Castro una lunghissima intervista chiedendogli anche perché perseguitasse i gay e cosa c’entrasse quel pogrom con la rivoluzione. Il lìder maximo, dopo una risata per la domanda sfacciata, rispose accennando alla paura di “mandare un figlio a scuola e vederselo tornare frocio“.

In un’intervista del 31 agosto 2010, però, Fidel Castro pronuncerà un mea culpa e ammetterà gli errori commessi in quegli anni.

Nel frattempo i rapporti tra regime e omosessuali erano completamente cambiati. Dal 1992 era diventato legale allacciare relazioni omosessuali tra maggiorenni. Nel 2003 Carlos Sanchez, dell’Associazione Internazionale dei Gay e delle Lesbiche, ha presentato un rapporto in cui dichiara che non esiste più una legislazione punitiva verso gli omosessuali e da parte dei cubani esiste un alto livello di tolleranza. Dal 2005, inoltre, gli interventi chirurgici di cambiamento di sesso sono gratuiti e regolati dalla legge.

Va rimarcato il fatto che la nipote di Fidel, Mariela Castro, guida il Centro Nacional de Educación Sexual, un ente che, con il sostegno del governo, si occupa di educazione sessuale e conduce campagne a favore dei diritti delle persone omosessuali.

Patrimonio personale

Nel 2005 la rivista Forbes inserì Castro nella lista dei “re, regine e dittatori” più ricchi, attribuendogli un patrimonio di 550 milioni di dollari.

Il governo castrista smentì affermando che si trattava «di una goffa diffamazione orchestrata dagli Stati Uniti».

Dopo l’articolo di Forbes, Fidel Castro sfidò pubblicamente la rivista, il «ladruncolo» George W. Bush, la CIA, le 33 agenzie segrete e le banche americane a dimostrare le accuse: «se riescono a provare ciò che dicono, a trovare un conto a mio nome di 900 milioni, di 500 milioni o di un solo dollaro, se lo proveranno, offrirò loro quello che hanno preteso e non hanno potuto ottenere durante mezzo secolo, durante il quale hanno cercato di distruggere la rivoluzione e assassinarmi in centinaia di attentati: rinuncerò ai miei incarichi».

Il 17 maggio 2006, in risposta alle dichiarazioni di Castro, Forbes ammise alla BBC di «non avere alcuna prova che Castro abbia nascosto denaro in conti bancari all’estero». Forbes si giustificò dicendo che in quell’articolo si intendeva che, se solo Castro avesse voluto, avrebbe potuto abbandonare Cuba con quella somma.

Questi “attacchi” da parte di Forbes, che nonostante le successive smentite e i distinguo hanno avuto notevole risonanza mediatica in tutto il mondo, potrebbero avere motivazioni politiche, essendo il direttore (e nipote del fondatore) Steve Forbes schierato con l’ala più conservatrice del partito Repubblicano (partecipò anche alle primarie per la candidatura a presidente degli Stati Uniti sia nel 1996 che nel 2000 e vinse anche in qualche stato) ed uno dei firmatari del Progetto per un nuovo secolo americano.

La figlia scappa in USA

Molte polemiche ha generato la fuga negli Stati Uniti della figlia di Castro Alina Fernandez Revuelta, che non ha mancato mai di esternare la propria contrarietà al regime castrista. In generale Castro ha sempre tenuto la sua famiglia lontano dai riflettori della politica e degli eventi istituzionali nazionali ed internazionali, con l’eccezione del secondogenito Alex Castro che attraverso l’agenzia di stampa Prensa Latina ha ricoperto la carica di

fotografo ufficiale della presidenza della repubblica cubana e del Balletto Nazionale di Cuba (collaborando in queste vesti con Reuters, Ansa e altre agenzie).

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One thought on “Chi é Fidel Castro?

  1. […] Si delinea con perfetta lucidità il ruolo di Fidel Castro. […]

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