Esodati, una lotta di classe

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12 novembre 2012 di Il Komboloi

Ieri il testo presentato dal governo per salvaguardare gli esodati è stato bocciato dalla Ragioneria di Stato per insufficiente copertura economica. I fondi che potrebbero essere ricavati dalla patrimoniale, dai tagli agli F35, ai finanziamenti delle scuole private, dalle imposte sulle banche, vengono ignorati. E già si pensa a tagliare ulteriormente nei settori di pubblica utilità,fomentando così quella che ormai è una guerra tra poveri alla quale si risponde con una lotta di classe. 

Ieri la Ragioneria Generale dello Stato ha chiesto ufficialmente al governo una riscrittura dell’emendamento della legge di stabilità relativo alla questione esodati. Secondo la Ragioneria – da quanto si apprende dalla relazione della Commissione Bilancio della Camera – l’allargamento della platea di esodati a cui il nuovo emendamento si rivolge renderebbe insufficiente la copertura economica prevista dal medesimo emendamento. Gli esodati in “surplus”, secondo la Ragioneria, sarebbero quelli inseriti nel punto D del decreto, cioè “i lavoratori licenziati entro il 31 dicembre 2011, anche in conseguenza di fallimento o di altra procedura concorsuale nonché di cessazione dell’attività dell’impresa, purché privi di occupazione”. La categoria in questione è stata “bocciata” in toto dalla Ragioneria in quanto richiederebbe ulteriori stanziamenti economici rispetto a quelli previsti. Inoltre sono sotto osservazione anche le categorie di esodati previste dai punti A B e C. Ma gli altolà della Ragioneria riguardano anche la tecnica di copertura economica prevista dall’emendamento che si limita a raccogliere fondi su quanto è stato “risparmiato” dal precedente decreto sugli esodati, segnalando, in più, che l’indice dei contributi pensionistici da versare ai soggetti interessati deve essere visto al rialzo. In poche parole, l’emendamento del governo Monti è fatto male e servono molti più soldi. I super tecnici esperti in economia e bilancio cadono dalle nuvole davanti alla relazione della Ragioneria di Stato, nonostante la CGIL sono mesi che considera, dato il numero dei lavoratori interessati, insufficienti le misure previste dal governo. In pratica la Ragioneria ha semplicemente ufficializzato quello che già si sapeva: il segreto di Pulcinella.

Tra i partiti si alza un coro di indignazione che coinvolge tutti, dal PD al PDL dalla Lega all’IDV, ma l’indignazione, come si sa, è statica e non elabora proposte. Ci si chiede anche come mai i parlamentari prima votino un emendamento e solo a posteriori si rendono conto della sua fallacia. Anche in questo caso bastava ascoltare la CGIL. Comunque i bravi economisti e ragionieri del governo si rimettono all’opera e conti alla mano cercano dove tagliare, dove eliminare, dove tassare, per rimediare al “buco”. Se però si legge l’attuale previsione di copertura economica prevista dall’emendamento ci si rende conto che parte dei soldi provengono, come detto sopra, da quanto è rimasto nelle casse dal precedente decreto sugli esodati, ma la parte restante è frutto di tagli in vari settori della spesa pubblica. In particolare: 6 milioni dalla vendita di edifici pubblici, 30 milioni dai tagli sui finanziamenti all’ecosostenibilità ed energie alternative, più di 60 milioni di tagli alla pubblica istruzione. Sostanzialmente si cerca denaro in settori essenziali (scuola e ambiente) già ampiamente vituperati dalle politiche liberiste e filo bancarie di questo governo e del precedente. Ma c’è anche la ciliegina sulla torta: 1,8 milioni verranno dai tagli al personale negli uffici pubblici. Incredibilmente geniale: per garantire liquidità ad alcuni si elimina lo stipendio ad altri!

Le politiche economiche di questo governo creano non solo povertà sostanziale e mancanza di servizi – come per l’appunto nella scuola pubblica e nelle politiche energetiche ed ambientali – ma lanciano dei messaggi pericolosi. Primo che il lavoratore deve scegliere tra un salario dignitoso o una vita con i servizi pubblici garantiti, in quanto o si taglia sul primo o sui secondi. In secondo luogo viene fomentata, come nel caso dei licenziamenti previsti per finanziare gli ex licenziati, la guerra tra poveri, la riduzione allo stato di sopravvivenza economica, la lotta di classe all’interno della stessa classe. Non è vero che non esistono più le classi, semplicemente la classe più povera si è allargata e generalizzata e raccoglie gran parte della popolazione, non solo il povero oggettivo ma anche l’incapiente che a stento arriva a fine mese o il precario che è continuamente a rischio.

A queste politiche esistono delle soluzioni reali e riguardano la vera lotta di classe, nella quale la classe che produce, che è sempre più larga, si riprende le risorse necessarie dall’oligarchia economica che detiene le finanze. Senza dover tagliare ancora nel welfare state il governo dovrebbe eliminare i finanziamenti alle scuole private, i miliardi di euro spesi per i progetti militari degli F35, attuare una tassa patrimoniale, una lotta concreta alla corruzione la quale porta perdite per più di un miliardo di euro annuali nelle casse pubbliche, introdurre la tanto sbandierata ICI per il Vaticano. Soprattutto adottare politiche di controllo ed imposta sulle banche che hanno originato la crisi senza mai pagarla, e ciò lo si fa colpendo i capitali italiani in Svizzera e negli altri paradisi fiscali ed imponendo una politica di tassazione per gli istituti bancari, in particolare sulle grandi transazioni, dato che de facto nel nostro paese le banche non vengono tassate. Il problema esodati non viene risolto perché non vuole essere risolto, detenendo le persone in una situazione di schiavitù economica e di diritti. Le risorse ci sono, aspettiamo il governo che sappia prenderle.

da Oltremedianews 

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