Recensione del libro “Cronache binarie” di Maria Caterina Prezioso, Enzo Delfino Editore.

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13 novembre 2012 di Il Komboloi

Cronache binarie, titolo azzeccatissimo; 3 storie diverse che corrono lungo uno stesso binario.

Il tema del fascismo è una costante del libro che si va ad intersecare con tutte e tre le vicende e con le storielle yiddish che precedono ogni racconto, fortificando tale tema.

Yddish è una lingua del ramo germanico occidentale, parlata dagli ebrei originari dell’Europa orientale.

Il libro è composto da tre storie e altrettanti protagonisti: Lorenzo, Basilio e Valentino, i nomi che i genitori hanno scelto per i propri figli non sono casuali bensì sono sempre ispirati da luoghi o date.

Ambientato in tre periodi storici diversi si scopre che nulla è cambiato, i protagonisti sono accomunati dallo stesso mondo, quello pieno di raccomandazioni, frustrazioni quotidiane e famiglie tenute in vita da un filo che molto spesso è facile tirare e spezzare.

Una critica al sistema e una disillusione per quanto accaduto dopo i fatidici anni ’70.

 

La prima storia è quella di Lorenzo, detto Nino, abbandonato dal padre, ex partigiano poi diventato boss di San Lorenzo, e cresciuto con la madre Adalgisa.

Funzionario della pubblica amministrazione, Nino ripercorre le tappe della vita mentre svolge le sue mansioni nell’ufficio “prigione”, raccontando l’infanzia nello storico quartiere romano bombardato dagli americani durante la seconda guerra mondiale.

All’università conosce Maria, è l’epoca delle proteste e delle occupazioni, ma anche del terrorismo e Nino ci è dentro per amore senza saperlo; raccontando afferma “..abbiamo creato una stagione, poi non abbiamo saputo proseguire..”.

Superato il periodo universitario si sposa con un’altra donna e dopo poco si separano. Ha inizio un periodo di solitudine, dove a capirlo c’è solo la madre Adalgisa.

Dal matrimonio nasce Federico, che con il passare degli anni finirà per abbandonare il padre anche se contribuirà a far emergere in Nino un sentimento di odio contro il fascismo che bruciava dentro da anni. A colpire è la freddezza con la quale il nostro protagonista riesce ad affrontare il problema.

 

La seconda storia è quella di Basilio, laureato in giurisprudenza, figlio di un commerciante e di una maestra, riesce a superare, grazie ad una forte raccomandazione, l’ultimo concorso pubblico a tempo indeterminato.

Racconta la sua vita e la sua trasformazione utilizzando tante metafore nelle quali, alcune volte ci si perde, fino a giungere alla rivelazione della sua ascesa.

La vicenda iniziale si ricollega alla fine del racconto, cosa che avviene per tutte le storie e questo rende il libro molto scorrevole.

 

Anche la terza storia è preceduta, come le altre, da una storiella yiddhis, ma quest’ultima colpisce molto il lettore e incarna gli ideali della scrittrice, a quanto pare antifascista nell’animo.

Questa volta il protagonista è Valentino, chiamato così perché nato il giorno di San Valentino anche se la sua famiglia non sembra sia stata colpita dalla freccia di Cupido.

Primo figlio di due maschi e di genitori divorziati, vive varie vicissitudini familiari e un rapporto di odio – amore con il fratello Berto, il figlio “cattivo”.

Valentino è un bambino che sembra avere il destino segnato; bravo, buono e bello, qualunque cosa egli faccia, proprio per questo è sempre in cerca di qualcosa che vada al di là del destino, un evento che lo faccia emerge dall’anonimato.

Storia che raccoglie rivelazioni sulla vicenda Aldo Moro, citando episodi particolari e fantasmagorici e con un finale a sorpresa e che lascia sospeso il lettore.

L’intreccio tra la politica e la vita di Valentino si trasforma in una critica ai partiti e alla falsità di quei politici che si riempiono la bocca di costituzionalismo e giustizia.

N.G.

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