Pensieri un po’ sconnessi dettati dalla rabbia.

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16 novembre 2012 di Il Komboloi

In questo Paese è diventato strano che i partecipanti ad una manifestazione pretendano di arrivare fino a palazzo Chigi per far sentire le proprie ragioni; già il fatto di evitare che ciò accada è sintomo dell’ottusità della classe politica.

Dopo la manifestazione del 14 novembre non si sono risparmiate dichiarazioni di solidarietà nei confronti dei poliziotti.

L'onda 2008

Foto di Nicola Gesualdo

Se quelle governative possono essere lecite, possono perché così non dovrebbe essere in quanto il Governo ha il compito di tutelare i propri cittadini e l’altro ieri ciò non è avvenuto, quelle che mi hanno suscitato maggior ribrezzo sono quelle della Cgil.
“Alimentare un clima sempre più avvelenato, di scontri e contrapposizioni, di fronte ai problemi reali che vivono i giovani e i lavoratori per la mancanza di lavoro e di prospettive per il futuro, arreca danno all’intero movimento sindacale, da sempre baluardo di democrazia e di difesa dei lavoratori. E’necessario – sottolinea la Cgil in una nota – che tutte le forze sindacali e democratiche condannino questi episodi di violenza per non prestare il fianco ad un clima di odio e intolleranza”.
Purtroppo parlano delle violenze dai manifestanti e non di quelle della polizia.
La Cgil emette sentenze dall’alto, ma loro dove erano mentre in tutta Europa andava in scena lo sciopero generale dei sindacati europei? Anche loro nei palazzi a giudicare chi è buono e chi è cattivo, pronti a rilasciare interviste in cui appoggiano l’operato delle forze dell’ordine senza sapere ciò che realmente è successo.
Una volta sarebbero stati in piazza a difendere chi, il 14 novembre, ha avuto il coraggio o la necessità di esserci.

Altre affermazioni assurde e FALSE sono quelle di Riccardo Pacifici, presidente della comunità israeliana a Roma: “Davanti alla Sinagoga cominciano sputi, cori, bandiere palestinesi e mortaretti. Se questo è il clima allora che vengano vietate le manifestazioni a Roma”.
Tutto falso, come quanto scritto e riportato da tanti quotidiani; nulla di tutto ciò è successo davanti alla sinagoga.
L’unico coro che si è alzato è stato “Free free Palestine”.

Non tardano ad arrivare le dichiarazioni del sindaco di Roma.
Alemanno chiede aiuto al Governo, giocando sul malcontento dei romani: ”Mi chiedo cosa altro deve accadere per indurre il Governo e le autorità di pubblica sicurezza a dare una vera regolamentazione alle manifestazioni nella capitale d’Italia. Non si può continuare su questa strada che rischia di travolgere la vita della nostra città” .

Ha perfettamente ragione Alemanno, non si può continuare più su questa strada, la gente non ce la fa più, ogni giorno c’è una categoria che protesta, chiaro sintomo che le cose non vanno, che la gente è stanca e non riesce ad arrivare a fine mese.
Ma perché i vari Alemanno, Monti, Pacifici e a questo punto anche Camusso, non si chiedono come mai ogni giorno la gente scende in piazza? Quali sono i problemi che attanagliano la gente? Loro dovrebbero essere i rappresentanti dei cittadini e in quanto tali dovrebbero cercare di risolvere i problemi di coloro, che per far sentire il proprio dissenso e la propria voce, sono costretti a scendere in piazza e beccarsi manganellate.

Se non si analizza e non si capiscono le motivazioni che spingono milioni di persone in tutta Europa a protestare e rischiare la propria incolumità, le manifestazioni si moltiplicheranno, fino ad arrivare sotto i palazzi di chiunque è stato chiamato a governare facendolo solo nei propri interessi.
Risolvere i problemi della popolazione, un compito che non spetta a chi scende in piazza, ma a chi governa.
Pacifici dovrebbe riflettere ancora di più rispetto ad Alemanno sul perché ci sia tanto astio nei confronti dello Stato israeliano. Infatti proprio mentre rilascia queste dichiarazioni, un attacco missilistico israeliano colpisce la terra palestinese uccidendo 13 persone, tra i quali due bambini e una donna incinta.

Proviamo a capire cosa succede quando si scende in piazza e a rispondere alle domande di chi in piazza non è mai sceso.

Tanta gente si chiede: “ma perché bisogna mettersi il casco per andare alle manifestazioni?”
Ormai è necessario indossarlo altrimenti se si decide di non seguire più il percorso prestabilito o far durare la manifestazione oltre quelle ore prestabilite con la questura, scatta il pestaggio con la conseguente caccia all’uomo (per fortuna non è sempre così, ma il 14 novembre è successo).
Scendono dai blindati come i tori che entrano nell’arena e vedono il rosso, purtroppo o per fortuna il rosso c’è sempre e continuerà ad esserci, ma se il problema è il colore io sarei anche disposto a cambiarlo purché cambi l’atteggiamento delle forze dell’ordine che scendono in piazza a difendere i palazzi del potere, la casta politica e la corruzione.

L’altra classica domanda è: “ma perché c’è bisogno di coprirsi il viso?”
Perché altrimenti il giorno dopo attraverso i vari filmati vengono a prenderti a casa accusandoti chissà di cosa soltanto perché ti trovavi in quella piazza; vogliono spingere la gente a non manifestare più.
Un esempio lampante è quello di domenica scorsa al derby: un ragazzo di 23 anni è stato arrestato per lancio di molotov contro la polizia, l’avvocato ha dimostrato che non era una molotov bensì un ombrello, il ragazzo è stato scarcerato, ma siccome è un ultras della Roma, il gip ha deciso di porre il giovane agli arresti domiciliari ritenendo che anche il solo possesso dell’ombrello, nel contesto in cui si trovava l’indagato prima del lancio della molotov, è da considerare, così come previsto dalla legge antiviolenza negli stadi, un oggetto contundente. Voglio ricordare che durante il derby c’è stato un temporale d’altri tempi. (se questa non è repressione)

La repressione imperante insegna che ogni manifestante catturato corrisponde a decine di manifestanti a cui si incute timore, il timore del reato non commesso ma inventato da chi, lo Stato, ha bisogno di prigionieri per mostrare i propri muscoli.

Si potrebbe dire: “ma il ruolo dell’opposizione è proprio quello di rappresentare i cittadini scontenti”.
Dovrebbe essere così. Il Pd, il primo partito italiano, dovrebbe rappresentare e ascoltare la voce di chi dice basta. Invece cosa succede?
A Napoli durante il comizio di Bersani, degli studenti irrompono chiedendo di essere ascoltati, ora e non dopo e soprattutto di essere ascoltati seriamente.
La conseguenza? Gli studenti vengono aggrediti e cacciati dal servizio d’ordine del Pd.
Questa è violenza, ma non tanto quella fisica di qualche spintone o qualche ceffone, ma quella morale di chi si vede la porta sbattuta in faccia dai propri genitori, sostenitori di una politica affaristica e MAFIOSA.
La porta è sbattuta in faccia perché non ci si può permettere di criticare il Pd, non esiste, “noi del Pd facciamo le cose giuste e non accettiamo critiche e consigli da nessuno” (logicamente il discorso vale anche per gli altri partiti).
Penso proprio che l’attuale classe politica non rappresenti più nessuno, sono le urne a dimostrarlo, devono andare a casa o spontaneamente o a calci nel culo.

Per la prima volta voglio esagerare e trovare delle colpe, altrimenti l’analisi rimane sempre incompleta ed invece è giusto che qualcuno si inizi a prendere le proprie responsabilità.
La colpa è di tutti quei cittadini che pensano di vivere in un’isola felice solo perché non sono ancora stati colpiti dalla crisi economica e soprattutto sociale. La colpa è dello studente che non si indigna davanti ad un proprio collega che viene bastonato dalla polizia solo perché vuole un futuro migliore e invece lo studente menefreghista si indigna se gli tolgono un appello d’esame. La colpa è dell’operaio che accusa i colleghi di fancazzismo perché partecipano ad uno sciopero e invece lui pur di leccare il culo al padrone decide di rimanere nel suo bel posticino di lavoro, fino a quando qualcuno non gli comunicherà che è stato licenziato. La colpa è dei sindacati, della classe dirigente che fin ora ha amministrato il Paese. La colpa è di tutti quegli struzzi che non hanno il coraggio di cacciare la testa e di contestare una politica affaristica. La colpa è di chi giudica i No tav come dei violenti senza sapere neanche perché questa protesta va avanti da 20anni e senza neanche sapere dov’è la Val Susa. La colpa è di chi accusa di violenza e ignoranza gli studenti che scendono in piazza senza che, chi accusa, abbia mai avuto il coraggio di farlo. La colpa è di chi trova il capo espiatorio negli stranieri dimenticando la storia del popolo italiano negli Usa, i linciaggi degli anni 20 soltanto perché eri italiano e quindi esportatore di mafia. La colpa è di tutti coloro i quali pensano solo a se stessi.

Foto di Nicola Gesualdo

L’Italia è uno dei pochissimi Paesi in cui i cellerini non hanno il numero identificativo sul casco.
Possono fare ciò che vogliono, a discapito del cittadino e non c’è alcuna punizione. È giusto?
L’Italia è uno dei pochissimi Paesi in cui il reato di tortura non esiste, nonostante la realtà racconta altro, basterebbe vedere quanto succede nelle carceri e nei Cie.

Se questa è democrazia io non sono più democratico.

Una poesia di Bertolt Brecht sempre attuale, con la speranza che riesca a smuovere qualche coscienza:
“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari,
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei,
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare”.

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2 thoughts on “Pensieri un po’ sconnessi dettati dalla rabbia.

  1. […] però, perdere di vista il perché.   Perché la gente protesta e scende in piazza? Perché c’è sempre più repressione? […]

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