Chi era Vittorio Arrigoni?

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22 novembre 2012 di Il Komboloi

Proprio nei giorni in cui a Gaza si contano le tante vittime degli attacchi israeliani, ritorna ancora in mente Vittorio Arrigoni, detto Vik.

«Restiamo Umani»
(Adagio con il quale Vittorio Arrigoni terminava ogni suo articolo, a volte ripetuto nella forma inglese Stay Human)

Vittorio Arrigoni (Besana in Brianza, 4 febbraio 1975,–Gaza, 15 aprile 2011) è stato un reporter, scrittore e attivista italiano.

Biografia

Nasce a Besana in Brianza, oggi provincia di Monza, da Ettore Arrigoni ed Egidia Beretta, piccoli imprenditori. Aveva una sorella, Alessandra. I nonni, antifascisti, avevano combattuto nella seconda guerra mondiale, la madre Egidia diverrà successivamente sindaco di Bulciago, il padre Ettore morirà nel dicembre 2011. Dopo il diploma di ragioneria, lavora inizialmente nell’azienda di famiglia, nel mentre si dedica all’aiuto umanitario.

Cooperazione umanitaria

Inizia all’età di vent’anni nell’Europa dell’est, in prevalenza con l’organizzazione non governativa IBO. In Croazia, Russia, Ucraina,Estonia, Polonia, Repubblica Ceca ma anche Perù e altri paesi, opera nella ristrutturazione di sanatori, nella manutenzione degli alloggi per disabili o senzatetto e nell’edificazione di nuove abitazioni per profughi di guerra. Successivamente lavora in Africa (Togo,Ghana e Tanzania) con una cooperativa impegnata contro il disboscamento delle foreste alle pendici del Kilimangiaro e con l’ong YAP, per la quale si occupa della creazione di centri di socialità e centri sanitari.

Nel 2002 è inviato con la ong IPYL a Gerusalemme Est, nella stessa esperienza che vedrà la morte di Angelo Frammartino. ANablus, nel 2003, collabora con l’organizzazione del politico francese José Bové.[6] Da quell’anno diventa membro dell’ong International Solidarity Movement, e si interessa della causa palestinese, schierandosi contro il comportamento dello Stato di Israele verso la popolazione della Striscia di Gaza, criticando la politica autoritaria e teocratica di Hamas nell’amministrazione della Striscia e quella dial-Fath in Cisgiordania.

Nel 2005 viene inserito a sua insaputa nella lista nera delle persone sgradite ad Israele. Il 26 marzo dello stesso anno, per questa ragione, è fermato in ingresso alla frontiera con la Giordania. Picchiato dai militari israeliani viene poi abbandonato in territorio giordano e soccorso da militari giordani. Dopo un’interrogazione parlamentare sulla vicenda da parte del senatore Sauro Turroni al Ministero degli Esteri italiano, lo scrittore Amos Oz spiegherà ad Arrigoni che la presenza a Gaza era a suo parere sgradita poiché avrebbe potuto testimoniare contro Israele per crimini di guerra alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia.

Nell’estate 2006 partecipa come osservatore internazionale alle prime elezione libere nella Repubblica Democratica del Congo, accompagnato dal sottosegretario del Ministero degli Esteri italiano Patrizia Sentinelli e col supporto logistico-finanziario del II Governo Prodi.

Nel settembre 2007 parte in missione umanitaria in Libano, e presso il campo rifugiati di Beddawi lavora all’ampliamento della clinica locale.

Dopo la precedente espulsione, torna passando via mare nell’agosto 2008 a vivere a Gaza come attivista umanitario; al suo arrivo riceve la cittadinaza onoraria palestinese. Dalla Striscia, diffonde informazioni sulle condizioni dei palestinesi gazawi. Nel novembre dello stesso anno è ferito, incarcerato e espulso dall’esercito israeliano per aver difeso 15 pescatori palestinesi che cercavano di pescare nelle proprie acque territoriali. Rientra definitivamente a Gaza il 21 dicembre, a bordo della nave Dignity del movimento Free Gaza.

Arrigoni era un sostenitore della soluzione binazionale (uno stato laico, e unico per i due popoli) per risolvere il conflitto israeliano-palestinese, nonché un pacifista, nel processo di pacificazione palestinese [21], contro la pulizia etnica nei confronti dei palestinesi.

Reporter e scrittore

Particolarmente attivo nella comunicazione via Internet, gestendo più canali di informazione su YouTube e alcuni blog, tra i quali anche uno personale di critica e poesia, Arrigoni era reporter per il quotidiano Il manifesto, per PeaceReporter, per Radio 2 (Caterpillar),Radio Popolare, per l’agenzia stampa InfoPal e commentatore per numerose altre testate italiane ed internazionali. Con ManifestoLibri pubblica nel 2009 il libro Restiamo umani, raccolta dei propri reportage da Gaza, tradotto in inglese, spagnolo, francese e tedesco, con l’aggiunta di un’introduzione dello storico israeliano Ilan Pappé.

Durante l’Operazione Piombo fuso, il suo blog Guerrilla Radio, nato nel luglio del 2004, e i suoi reportage ottengono notorietà internazionale in quanto unico cronista sul campo all’inizio dell’operazione. Il sito di Arrigoni diviene per alcune settimane uno dei blog più visitati in Italia.

In quel periodo è anche oggetto, assieme ad altri membri dell’International Solidarity Movement (ISM), di minacce esplicite da parte di un sito web (“Stoptheism”), ritenuto essere vicino ad ambienti dell’estrema destra israeliana.

Nel 2010, dopo aver in più occasioni dichiarato stima per lo scrittore Roberto Saviano e il giornalista Marco Travaglio antipode del giornalista medio italiano, a cui una intera generazione di disinformati deve la Ricomparsa dei Fatti», al quale nel 2008 aveva dedicato un canale YouTube), critica duramente alcune forti affermazioni pro-israeliane di entrambi. All’inizio del 2011 viene querelato per diffamazione con il parroco Giorgio De Capitani dalla giornalista del TG1 Grazia Graziadei, a causa di un duro articolo sulla giornalista scritto da Arrigoni nel giugno 2010.

Il 4 gennaio 2011 ripubblica sul proprio blog il manifesto dei giovani di Gaza Gaza Youth Breaks Out in segno di protesta e a favore della loro rivendicazione di libertà e democrazia sia dall’occupazione israeliana sia dall’oppressivo regime di Hamas. Nelle ultime settimane della sua vita prende posizione a favore delle rivoluzioni del 2011 in corso in diversi Paesi arabi, con l’auspicio di giungere a maggiore libertà e istituzioni democratiche per le popolazioni musulmane coinvolte.

Rapimento e morte

La sera del 14 aprile 2011 venne rapito da un gruppo terrorista afferente all’area jihadista salafita, dopo l’uscita dalla palestra di Gaza nella quale era solito recarsi. Un video immediatamente pubblicato su YouTube mostra Arrigoni bendato e legato dai rapitori, accusa l’Italia di essere uno “stato infedele” e l’attivista di essere entrato a Gaza “per diffondere la corruzione”. Viene inoltre lanciato unultimatum, minacciando l’uccisione di Arrigoni entro il pomeriggio del giorno successivo, e chiedendo in cambio della sua liberazione la scarcerazione del proprio leader incarcerato, Hisham al-Saedni, più noto come lo sceicco Abu al Walid al Maqdisi e di alcuni militantijihadisti, detenuti nelle carceri palestinesi.

Il giorno successivo, il corpo senza vita di Arrigoni viene rinvenuto dalle Brigate Ezzedin al-Qassam nel corso di un blitz in un’abitazione diGaza;la morte sarebbe avvenuta nella notte tra il 14 e il 15 aprile per strangolamento. L’autopsia svolta successivamente all’Istituto di medicina legale dell’Università Sapienza di Roma, conferma la morte per strangolamento con una corda.

Indagini e processo

Nei giorni seguenti, le indagini delle forze di sicurezza di Hamas conducono all’individuazione dei presunti responsabili del rapimento; il 19 aprile 2011, in un conflitto a fuoco nel campo profughi di Nuseirat, due esponenti della cellula di Tawhid wal Jihad rimangono uccisi, tra i quali il capo – il giordano Abdel Rahman Breizat – e un terzo viene arrestato. Fonti dell’organizzazione salafita dichiarano che la responsabilità del rapimento sarebbe da attribuirsi a una loro “cellula impazzita e fuori controllo”.

Il processo per omicidio si avvia a Gaza l’8 settembre 2011 a carico di quattro soggetti (Abu Ghoul, 25 anni, Khader Jram, 26 anni, Mohammed Salfi, 23 anni, e Hasanah Tarek)e si conclude il 17 settembre 2012 con due condanne all’ergastolo per omicidio e altre due a 10 anni e 1 anno di carcere rispettivamente per rapimento e favoreggiamento. La famiglia Arrigoni si era dichiarata contraria alla pena di morte per gli assassini [58].

Il 3 agosto 2012 le autorità di Hamas a Gaza rilasciarono Hisham al-Saedni, leader del gruppo jihadista salafita per ottenere la liberazione del quale Arrigoni era stato rapito.

Nella Striscia di Gaza, il 13 ottobre 2012, Hisham al-Saedni, palestinese con cittadinanza giordana, uno dei capi della cellula salafita Consiglio dell’Ashura dei Mujaheddin (Tawhid wal Jihad), è rimasto ucciso in uno scontro durante un raid israeliano. Hisham al-Saedni progettava un attentato assieme ad alcuni miliziani qaedisti del Sinai egiziano. La moto su cui transitava vicino a Jabaliya, è stata colpita da un missile.

Reazioni internazionali e funerali

L’omicidio di Arrigoni ha suscitato sdegno e proteste in tutto il mondo, ed è stato condannato unanimemente dalle Nazioni Unite e da vari capi di stato. Le autorità della striscia di Gaza hanno tributato un “saluto solenne” con centinaia di partecipanti alla salma di Arrigoni prima del suo trasferimento verso l’Italia.

Per rispettare le volontà di Arrigoni, la famiglia ha disposto che la salma tornasse in Italia passando dall’Egitto e dal valico palestinese di Rafah anziché dal territorio di Israele. I funerali, svoltisi a Bulciago, hanno visto la partecipazione di migliaia di persone giunte da tutta Europa. L’assenza di rappresentanti del governo italiano e di un riconoscimento pubblico in memoria di Arrigoni hanno causato forti polemiche.

Tra le molte manifestazioni di affetto, vi fu anche quella di Moni Ovadia, che ha definito Arrigoni “un essere umano che conosceva il significato di questa parola”.

 

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