La Corte Europea condanna l’Italia per il problema del sovraffollamento carcerario

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9 gennaio 2013 di Il Komboloi

100 mila euro a 7 detenuti, a tanto ammonta la condanna per l’Italia sulle pessime condizioni carcerarie. Il Ministro Severino:”Avvilita ma non stupita”. Parla la direttrice del carcere di Piacenza.

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“La detenzione non comporta la perdita dei diritti garantiti dalla Convenzione” , questo è quanto ha ribadito l’8 gennaio la Corte di Strasburgo dopo la sentenza di condanna all’Italia per il sovraffollamento delle carceri.

È stato punito il trattamento inumano e degradante, sancito dall’articolo 3 della Convenzione Europea sui diritti dell’Uomo, di 7 carcerati detenuti nel carcere di Busto Arsizio e in quello di Piacenza. La Corte ha inoltre condannato l’Italia a pagare ai sette detenuti un ammontare totale di circa 100 mila euro per danni morali; sentenza che arriva a poche settimana dal Rapporto Antigone(leggi), che ancora una volta ha denunciato le pessime condizioni carcerarie del bel paese.

Quattro dei sette detenuti avranno inoltre diritto a un risarcimento di 1.500 euro ciascuno per il rimborso delle spese affrontate nel procedimento.

Ciascuno ha denunciato di aver diviso una cella da 9 metri quadrati con due altre persone, per 3 metri quadrati a testa, di aver sofferto per la mancanza di acqua calda e in qualche caso anche per una illuminazione inadeguata. La stessa Corte ha stabilito che lo spazio a disposizione dei detenuti in questione non era conforme agli standard richiesti per un’accettabile detenzione, pari ad almeno 4 metri quadrati per persona.

Nei 206 istituti di pena del Paese vivono dunque oltre 65mila persone, a fronte di una capienza regolamentare di 47.040 unita’. Gli stranieri presenti nei penitenziari italiani sono 23.492. Per effetto della legge ‘svuota carceri’, approvata nel novembre 2010, che prevede l’esecuzione ai domiciliari dell’ultimo anno di pena, sono usciti dai penitenziari 9mila detenuti (9.005), di cui 2.492 stranieri. Sono questi numeri a destare le maggiori preoccupazioni, in quanto ci sono centinaia di denunce pendenti, da parte di detenuti, presso la Corte di Strasburgo.

La prima condanna 
Dopo il 2009, quando la Corte Europea ha condannato l’Italia per le condizioni di un detenuto del carcere di Rebibbia a Roma, l’Europa torna a colpire l’Italia per il problema carceri.

Successivamente alla prima condanna il governo italiano ha attuato il “piano carceri”, il quale prevede la costruzione di nuovi penitenziari e l’ampliamento di quelli esistenti oltre che il ricorso a pene alternative al carcere.

Secondo la Corte Europea il “piano carceri” non è stato sufficientemente adeguato per ovviare al problema, si ritiene che si tratti di un problema strutturale e in quanto tale la Corte ha deciso di esprimere un “giudizio pilota” per denunciare la situazione.

Il ministro Severino
Il carcere è lo specchio della civiltà di un Paese, una frase che negli ultimi anni emerge ogni volta che si parla di carcere; lo stesso Ministro della giustizia, Paola Severino ha pronunciato questa frase.

Le parole più dure sono proprio quelle del Ministro, che ha dichiarato: “Sono profondamente avvilita ma purtroppo l’odierna condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo non mi stupisce”. “In questi tredici mesi di attività- spiega ancora Paola Severino – ho dato la priorità al problema carcerario: il decreto ‘salva carceri’, il primo provvedimento in materia di giustizia varato un anno fa dal Consiglio dei ministri e divenuto legge nel febbraio del 2012, ha consentito di tamponare una situazione drammatica. I primi risultati li stiamo constatando: i detenuti che nel novembre del 2011 erano 68.047 sono oggi scesi a 65.725 in quanto il provvedimento ha inciso sul fenomeno delle cosiddette ‘porte girevoli’, vale a dire gli ingressi in carcere per soli due-tre giorni, e sulla durata della detenzione domiciliare allungata da 12 a 18 mesi”.

“La mia amarezza, torno a ribadirlo, è grande – conclude Severino – non è consentito a nessuno fare campagna elettorale sulla pelle dei detenuti. Continuerò a battermi, come ministro ancora per poche settimane e poi come cittadina, perché le condizioni delle persone detenute nelle nostre carceri siano degne di un paese civile”.

La direttrice del carcere di Piacenza
È intervenuta anche Caterina Zurlo, dal 2001 direttrice del carcere di Piacenza, uno dei due carceri italiani condannati dalla Corte Europea dei Diritti Umani. ”Prendo atto della sentenza della Corte Europea. Probabilmente riguarda una situazione di diversi mesi fa, quando l’istituto ospitava più di 400 detenuti, oggi sono 318” – continua – ”Inoltre e’ in via di ultimazione un nuovo padiglione che avrà una capienza di 200 posti e andrà ad alleviare una situazione comune a tante carceri italiane”.

Le proposte del sindacato
“Spezzare il circolo vizioso delle porte girevoli introduce una distinzione fondamentale tra arrestato e detenuto. Chi viene arrestato ma è in attesa di giudizio non deve entrare in carcere. Questo è un principio sacrosanto che finora è stato disatteso” ha commentato qualche tempo fa Donato Capece, il segretario generale del Sappe, cioè il sindacato di Polizia penitenziaria che in questi anni ha presentato ai governi diverse proposte per risolvere il problema del sovraffollamento.

Ma altre proposte arrivano dal Sappe, come ad esempio derubricare i reati che hanno fatto lievitare il numero dei carcerati, come quello di clandestinità o il possesso di piccole quantità di stupefacenti, che non sono altro che quelli che più dividono la politica.
Estendere il ricorso all’esecuzione penale esterna (cioè le misure alternative al carcere) a chi non commette reati di grave entità; espellere gli oltre 12.000 detenuti stranieri condannati con sentenza definitiva perché scontino la pena nel paese d’origine; affidare i quasi 10.000 detenuti tossicodipendenti ai servizi sociali; concedere la semilibertà o i lavori sociali a tutti quei detenuti che devono scontare gli ultimi due-tre anni in caso di buona condotta.

Il carcere 
È sempre più lampante che il carcere riflette la situazione sociale generale, e, nella società, nel suo complesso, si è assistito ad un pesante rimodellamento, anche sul piano ideologico e dei valori-disvalori, teso a costruire, anche qui, un soggetto individualista, competitivo, desolidarizzato.

L’articolo 27 della Costituzione italiana sancisce la funzione rieducativa della pena, “Le pene (…) devono tendere allarieducazione del condannato” oltre a sancire il reinserimento sociale; ma ciò non avviene, chi esce dal carcere è solito ritornarci, il 68% dei detenuti è recidivo.

Da necessario strumento di controllo e di recupero di soggetti pericolosi, il carcere è divenuto sempre di più la pena per eccellenza in cui il condannato viene abbandonato a se stesso, senza che nulla possa modificare il suo stato. Ci si chiede quali siano le sue reali finalità penali, quali effetti fisici e psichici produca sui detenuti, quale sia il suo rapporto con una società in rapido cambiamento.

Anche se Strasburgo non può determinare le scelte di politica penale degli Stati, o su come devono organizzare i loro sistemi detentivi, la Corte “incoraggia giudici e inquirenti a fare un maggiore uso, laddove possibile, delle misure alternative alla detenzione e cercare di ridurre il ricorso al carcere, per affrontare il problema della crescita della popolazione carceraria”.

Da Oltremedia

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2 thoughts on “La Corte Europea condanna l’Italia per il problema del sovraffollamento carcerario

  1. […] Leggi “La Corte europea condanna l’Italia per il problema sovraffollamento carceri&#8221… […]

  2. […] Ricordate quante volte ci siamo trovati a scrivere sul problema carcerario italiano e sulle sentenze inflitte dalla Corte di giustizia europea all’Italia? L’ultima volta a gennaio, quando la Corte dei Diritti dell’Uomo ha condannato, per la quarta volta, l’Italia a causa del«trattamento inumano e degradante». […]

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