Arresti nell’ambiente dell’estrema destra partenopea. “Non sono mai esistite le camere a gas”

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25 gennaio 2013 di Il Komboloi

Banda armata, detenzione e porto illegale di armi e di materiale esplosivo, lesioni a pubblico ufficiale e attentati incendiari, queste alcune delle accuse mosse ne confronti di 10 esponenti di estrema destra tra Napoli, Salerno e Latina.Napoli-Arresti-Estrema-Destra-630x419

Il procuratore aggiunto Rosario Cantelmo e il sostituto Luigi Musto, hanno mosso accuse pesanti nei confronti dei dieci esponenti, oltre a quelle succitate, sono accusati di aver organizzato e pianificato scontri di piazza nella primavera del 2011 a Napoli, progettato e realizzato attentati con lancio di bottiglie incendiarie contro un centro sociale di Napoli, indottrinato giovani militanti all’odio etnico e all’antisemitismo e compiuto numerose aggressioni ad avversari politici.

Mazze, coltelli, bottiglie incendiarie e caschi, questi gli “strumenti” utilizzati per imporre la propria politica e il proprio pensiero.

Dare un’immagine politicamente corretta, anche se si pensa tutt’altro, è quanto Giuseppe Savuto, uno degli arrestati dell’inchiesta sull’estrema destra, chiedeva ai militanti più giovani.

Secondo il gip l’obbiettivo è «non sporcare l’immagine ufficiale di Casapound che vuole accreditarsi come un interlocutore credibile per le istituzioni».

Gli arrestati

Le misure cautelari si dividono tra il carcere per Enrico Tarantino e Giuseppe Savuto, candidato al collegio Campania 1 della Camera con CasaPound, arresti domiciliari per Emanuela Florino, detta la “ducessa”, figlia dell’ex senatore di An, Michele Florino e anche lei candidata alla Camera con Casapound Italia, Giuseppe Guida, Giovanni Senatore, Aniello Fiengo e Massimo Marchionne, e infine obbligo di dimora per Andrea Coppola, Raffaele Palladino e Alessandro Menella.

Il pensiero politico

Nel corso dell’operazione, i carabinieri dei ROS hanno sequestrato la sede in cui gli indagati si riunivano, l’ex sezione «Berta» dell’ Msi in via Foria, a Napoli. Stessa sede in cui, secondo quanto dichiarato dal procuratore Cantelmo, gli indagati erano dediti «alla sistematica attività di indottrinamento dei giovani militanti all’odio etnico e all’antisemitismo mediante riunioni in cui si discuteva, tra l’altro, anche dei contenuti del libro “Mein Kampf” di Adolf Hitler».

Saggio pubblicato nel 1925 da Hitler, nel quale espose il proprio pensiero politico e delineò il programma del partito nazista, tant’è che il testo viene definito il “catechismo” della gioventù Hitleriana.

Proprio uno degli arrestati, Enrico Tarantino, sul suo profilo facebook fece gli auguri ad Adolf Hitler, anche se ritenne di essere stato strumentalizzato da ignoti; lo stesso Tarantino che alle ultime elezioni amministrative a Napoli, si candidò alla terza municipalità nella lista “Liberi con Lettieri”.

Una prima intercettazione risale al 18 settembre 2011 nella sezione «Berta». Savuto si rivolge a un neo-militante (non identificato): «Allora, dato che io vedo certe cose sul tuo profilo…», il militante risponde:

«Certe cose sì, vabbè, le aggiungevo allora, prima di stare a Casapound», Savuto continua: «No, Forza Nuova... Forza Nuova non abbiamo niente a che spartire. Poi sul profilo Facebook quelli di Forza Nuova non dovranno comparire più» – ancora – «Con i professori a scuola se tu dici una cosa del genere, pure a livello didattico… Pure per te, una cosa personale, i voti. Perchè io pure sono d’accordo che non sono mai esistite le camere a gas e non c’è mai stata nessuna deportazione, sono il primo a dirtelo… Però in questo caso davanti a un professore, davanti a un giornalista…».

Olocausto

Olocausto

A quanto pare, le parole emerse dalle intercettazioni sono tutt’altro che fraintendibili.

Contro gli ebrei

Secondo le intercettazioni, alcuni degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sul movimento CasaPound progettavano di violentare una studentessa universitaria ebrea.

Le intercettazioni risalgono al 15 dicembre 2011: “Da me in facoltà – esordisce Angelo D’Alterio – ci sta una che non la tocca nessuno, non la guardano nessuno perchè non so di quale tribù fa parte. Tribù ebraica“. Si inserisce Andrea Coppola, leader di “Blocco studentesco”: “Se tu vedi, questa passa e tu vedi tutti gli israeliani, pure i palestinesi, cioè i palestinesi… Gli arabi che la salutano con rispetto proprio… La cosa infatti mi sta facendo stizzire troppo. Infatti io a questa la devo vattere (picchiare, ndr). O la picchio o me la chiavo e gli faccio uscire il sangue dal c… Però davanti a tutta la facoltà”.

Dalla conversazione emerge la volontà, da parte di alcuni esponenti, di voler dar fuoco ad un’oreficeria di proprietà di un ebreo.

Casa Pound

Immediatamente arriva la risposta di CasaPound attraverso il suo leader, Fabrizio Iannone, sul proprio sito: “Sono arresti a orologeria quelli eseguiti questa mattina dai Carabinieri del Ros nei confronti di alcuni esponenti di CasaPound Italia: lo dimostra il tempismo con il quale un’indagine avviata quasi due anni fa ha portato all’esecuzione di una serie di provvedimenti cautelari a poche ore dall’ammissione delle liste di Cpi alle elezioni politiche”

Naturalmente, per sostenere accuse di tale pesantezza, si è dovuto ricorrere all’infame stratagemma della contestazione dell’associazione a delinquere – aggiunge Iannone – Un’accusa palesemente assurda per chiunque conosca minimamente la nostra associazione, come peraltro si evince dall’esito negativo di tutte le perquisizioni effettuate oggi nei confronti di nostri militanti. Un’accusa, dunque, che sembra strumentale a giustificare l’adozione di misure chiaramente sproporzionate ma evidentemente necessarie a impedire a CasaPound Italia di affrontare la campagna elettorale con la dovuta serenità e in condizioni di parità rispetto agli altri partiti e movimenti. In ogni caso – conclude Iannone -, non ci riusciranno’’.

Forse le condizioni di “parità rispetto agli altri partiti e agli altri movimenti”, decantata da Iannone, non c’è, o meglio, non ci dovrebbe essere in base a quanto afferma la legge Mancino che condanna gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista, e aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici religiosi o nazionali. La legge punisce anche l’utilizzo di simbologie legate a suddetti movimenti politici.

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