Il calcio popolare. L’Ardita San Paolo e le tante realtà italiane

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12 maggio 2013 di Il Komboloi

Il calcio sta passando un periodo di crisi, o meglio, gli ultras, quelli veri, stanno attraversano un periodo di allontanamento dal calcio moderno. In tutta Italia aumentano le realtà di calcio popolare.8983870

“Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre”. Sembra rispecchiare la realtà la frase pronunciata da Winston Churcill.

Nonostante la domenica calcistica di serie A è alle porte, oggi parliamo della 3° categoria, categoria più bassa della Figc, in particolare parliamo dell’Ardita San Paolo.

L’Ardita S.P. milita nel girone C di 3°categoria romana, lo scorso anno ha militato nel campionato amatoriale. Molti si chiederanno, ma perché si parla di una semplice squadra di 3°categoria? I nostri lettori sono abituati a leggere delle imprese del Bayern in Champions League, della Juventus che stravince un campionato di serie A, come si suol dire,  a mani basse o al massimo, dell’idiozia di chi intona cori contro Pier Mario Morosini (leggi) .  Invece vogliamo andare controcorrente, raccontando quello che succede in un piccolo campo di terra battuta di Roma sud, quartiere San Paolo. L’Ardita non ha vinto il campionato ma c’è un aspetto che riporta l’Ardita ai vertici, forse non solo della terza categoria, ed è l’apporto del pubblico. Il pubblico che, sia in casa che in trasferta, raggiunge anche le 200 persone, ha dimostrato che l’Ardita merita di più, merita di salire di categoria, per portare una nuova idea di calcio, che si allontani dal calcio moderno, dal problema dei diritti televisivi, della tessera del tifoso e della repressione (Daspo) sempre maggiore nei confronti di chi vuole semplicemente sostenere dei colori.

Questa squadra si distingue per un’altra caratteristica, quella dell’azionariato popolare. Gli unici finanziamenti giungono dai propri sostenitori, che diventano gli “azionisti” del club. Inoltre è possibile sostenere la squadra attraverso l’acquisto di una tessera che va a finanziare il fondo sociale. Non esiste un unico proprietario, tutti i soci, tra cui anche qualche calciatore, sono i proprietari della società.

Oltre all’aspetto economico-finanziario, l’Ardita svolge un ruolo sociale, dove si cerca di coinvolgere sempre più ragazzi del quartiere, riavvicinandoli allo sport e, implicitamente, allontanandoli da quelli che possono essere le “distrazioni” della strada.

Importantissimi i valori che l’intera “famiglia Ardita” vuole ricreare: l’aggregazione, l’antirazzismo, la solidarietà e la passione. Tutti questi aspetti sono portati sul campo ogni domenica, attraverso striscioni che vogliono ricordare i morti sul lavoro, striscioni e cori che vogliono contribuire a sensibilizzare e a ricordare le vittime di uno Stato sempre più repressivo, che attraverso la “palestra” calcio, ha iniziato a portare avanti delle forme repressive sempre più aspre e violente, utilizzando, per primi gli ultras, in questo progetto distruttivo.

In un periodo in cui sembra sempre più difficile far cessare le pratiche discriminatorie (leggi), il club giallo-nero contribuisce a dare un altro segnale. C’è un’importante componente femminile che ruota attorno alla squadra: 3 dirigenti donne e una folta presenza di donne sugli spalti. Uno degli obiettivi futuri è proprio quello di formare una squadra calcistica femminile.

Ormai sono tante le realtà di calcio popolare in Italia, eccole alcune. L’Associazione Sportiva  Quartograd a Napoli, che proprio ieri ha festeggiato il salto di categoria, l’U.S. Centro Storico Lebowski, di Firenze anch’essa prima in classifica in questo campionato di 3° categoria, o ancora la Stella Rossa 2006, squadra di Napoli, che milita nello stesso girone dell’A.S. Quartograd e che quest’anno si è classificata terza. Il Brutium Cosenza , immediatamente promosso in seconda categoria alla sua prima partecipazione in 3°categoria, oppure i biancoverdi dello Spartak Lecce, che militano anche loro in 3° categoria.

Tutte queste squadre avranno modo di incontrarsi l’8 giugno a Roma, grazie all’iniziativa I° Raduno-Torneo “The Football Factory”, il calcio che riparte. Nell’invito si legge: “Sarà un’ intera giornata con protagonista il calcio popolare, gli ultras, gli amanti del calcio vecchie maniere e la musica delle gradinate. Un’occasione per stare insieme, divertirsi, conoscerci e confrontarci. Il programma prevede l’inizio dalle 13.00 torneo di calcio a 11 con tutte le squadre partecipanti fino alle 20.00 circa.
Al termine del torneo avrà luogo un incontro-dibattito tra rappresentanti di squadre di calcio popolare, tifoserie ed alcuni ospiti, sul tema “Calcio popolare: Soluzione reale?” Partendo dalla attuale situazione del calcio, tra Tessera del Tifoso, diffide, business ecc. per giungere alle soluzioni/proposte di alcune città in Italia, visto il fenomeno in continua espansione tra Calcio popolare e Azionariato dei tifosi. La serata proseguirà con un concerto e la premiazione del torneo presso Strike”.

Insomma, sembra che il calcio popolare stia ri-nascendo, e la passione, la solidarietà e la voglia di fare, di questi ragazzi e queste ragazze contribuisce quanto meno a sognare un calcio diverso da quello che è stato costruito negli ultimi 15 anni. 

Per cercare di  contribuire a “divulgare il verbo”, tra qualche mese uscirà un documentario dal titolo: “Un altro calcio è possibile. Ardita San Paolo”, selezionato per partecipare al concorso Giovani Reporter lanciato dal programma di La7, Servizio pubblico.

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