2 giugno. Festeggiamo o no?

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4 giugno 2013 di Il Komboloi

La festa della Repubblica ha un’importante valenza storica, ma è ancora giusto festeggiarla in questo modo? Gli anni in cui la parata militare è stata annullata e le richieste di Sel di oggi.2485116

Il 2 giugno si celebra la Festa della Repubblica Italiana. Dopo la prima parata, nel 1948, le celebrazioni continuano. Ma ha senso una festa della Repubblica se in questo momento quella che chiamiamo “Repubblica” non assolve ai suoi doveri?

Se lo scorso anno le vittime che bisognava rispettare erano i terremotati dell’Emilia, quest’anno, forse, sarebbe stato il caso di riscattarsi, cercando di annullare la parata e rispettare le circa 6,4 milioni di persone ai margini del mercato del lavoro (stime Istat) o i circa 5000 nuovi poveri stimati.

Tutto ciò va ad accentuare l’immobilismo della classe politica difronte ai drammi quotidiani.
Con ciò, nel caso dell’Emilia, non si accusa il Governo di immobilismo finanziario bensì morale. In quanto il Governo, pochi giorni dopo il terremoto, il 22 maggio, ha annunciato lo stanziamento di cinquanta milioni di euro per i danni causati dal terremoto. Inoltre, con il decreto legge 74/12 il Governo ha istituito il Fondo per la ricostruzione delle aree colpite dal sisma del 20-29 maggio 2012 per un importo minimo di 9.26 miliardi. Ma donare i circa 2 milioni di euro spesi lo scorso anno per la parata alle popolazioni colpite dal terremoto sarebbe stato sicuramente un gesto altissimo.

Le polemiche
Nonostante l’annuncio di una parata ancora più ristretta: sfileranno in 3.300 tra militari e civili, niente mezzi, cavalli e aerei. Niente Frecce Tricolori, che non lasceranno la tradizionale scia rossa, bianca e verde sui cieli della Capitale.
In questi giorni si rialzano le voci contrarie alla parata militare. Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ai presidenti di Senato e Camera e a tutti i parlamentari è stata recapitata una lettera il cui obiettivo è quello di fermare la tradizionale parata militare con la quale viene celebrata la Festa della Repubblica. A firmarla la Rete Italiana per il Disarmo; la Conferenza nazionale enti di servizio civile; il Forum nazionale per il servizio civile; il Tavolo interventi civili di pace e la Campagna Sbilanciamoci con l’appoggio di decine e decine di associazioni.

Nel frattempo Sel si fa portavoce di chi non vuole la parata militare chiedendosi: “quante persone, militari e civili, parteciperanno alla parata militare del prossimo 2 giugno e quali saranno i suoi costi complessivi”.

Alla risposta, indiretta, di Napolitano: “La rivista militare del 2 Giugno è un giusto segno di attenzione che l’Italia rende ai quei tanti uomini e donne che ogni giorno servono il Paese per garantire la nostra sicurezza, lo rappresentano con onore nelle missioni internazionali di pace e intervengono, in ogni emergenza, per il soccorso alle popolazioni”

Sel replica: “La parata militare determina notevoli spese a carico dello Stato, sia pure in forme meno partecipate, come avvenne nel 2012, pesando comunque in quell’occasione sul bilancio per una cifra di poco inferiore ai due milioni di euro e impegnando nella sfilata ben 2.500 persone tra militari e civili”.

Sicuramente è giusto non lasciare nel dimenticatoio una data così importante, che ha segnato la fine di 85 anni di Monarchia e l’avvento di una nuova era, la Repubblica. Ma un cambiamento ci potrebbe essere, quanto meno nella tipologia di festeggiamenti. Le celebrazioni per la festa della Repubblica potrebbero essere fatte nelle scuole, nelle Università, nei luoghi d’arte e nelle istituzioni culturali che rappresentano certamente meglio delle armi la nostra storia e la nostra identità.

La contro polemica 
Ma c’è anche chi, come Ignazio La Russa, presidente di Fratelli d’Italia, attacca chi chiede la soppressione della parata e contesta l’eliminazione del passaggio delle Frecce tricolori: “E’ il cedimento a un sentimento anti-nazionale, un’offesa all’intelligenza e alla volontà degli italiani”. “Il sorvolo – spiega – non ha praticamente alcun costo aggiuntivo: i piloti dovrebbero comunque addestrarsi e farlo quel giorno o il giorno dopo non cambia nulla”. E anche se ci fosse “una piccola spesa in più, sono sicuro che gli italiani la accetterebbero volentieri. Se si vuole proprio risparmiare, conclude La Russa, “si eliminino le coperture per i palchi delle autorità: quelle sì sono un costo inutile”.

Cronistoria
La prima parata militare per festeggiare la nascita della Repubblica Italiana si è svolta in Via dei Fori imperiali a Roma nel 1948. Da allora fino al 1977, anno della legge 54 che ha spostato i festeggiamenti alla prima domenica di giugno, si è sempre festeggiata con la consueta parata militare. Soltanto nel 2001, l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, ha deciso di riportare le celebrazioni al 2 giugno.

In questo lasso di tempo ci sono state occasioni in cui i festeggiamenti sono stati annullati: nel 1967 non è stata effettuata a causa delle condizioni di salute di Papa Giovanni XXIII e nel 1977, successivamente al terremoto che ha sconvolto il Friuli, dove l’allora Ministro Forlani afferma: “La parata del 2 giugno non verrà effettuata per far sì che i militari e i mezzi di stanza al nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori imperiali.”

La stessa situazione si presenta nel 2012, dopo il terremoto dell’Emilia. C’è chi, a gran voce, ha chiesto che la parata fosse annullata e i circa 2 milioni di euro spesi per le celebrazioni fossero destinati ai territori martoriati dal terremoto del 20 e 29 maggio del 2012. Nonostante le 27 vittime il Presidente Napolitano impunta i piedi affinché la festa si svolga ugualmente, “in modo sobrio”, dice. E via con le frecce tricolore e Roma mezza bloccata per far lustro delle armi di ultima generazione.

Grazie alle date sopra elencate si può notare la perdita di etica da parte della classe politica che non si ferma neanche davanti ad una catastrofe naturale dove migliaia di famiglie dei territori emiliani sono costrette ad osservare a denti stretti la parata militare mentre, nella maggior parte dei casi, hanno perso tutto: famiglia, lavoro e casa. Una volta, quantomeno, la giostra veniva fermata.

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