Asilo politico a gay

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8 novembre 2013 di Il Komboloi

Una sentenza della Corte Unione europea ha stabilito che i gay perseguitati nei propri paesi possono chiedere asilo politico in altri. Ma servono davvero le leggi per plasmare le coscienze?  Il caso della Russia.gay

richiedenti asilo omosessuali possono richiedere lo status di rifugiato in Europa in virtù della discriminazione che subiscono nei Paesi dove l’omosessualità è un reato punito con una pena detentiva: lo ha stabilito la Corte di Giustizia Ue esaminando il caso di tre richiedenti asilo della Sierra Leone, dell’Uganda e del Senegal che avevano chiesto di essere accolti dall’Olanda.

Sicuramente questa sentenza rappresenta un ulteriore passo in avanti dell’Europa nei confronti di un problema, quello dell’omofobia, che ancora tange moltissime nazioni e, purtroppo, moltissime coscienze anche nei cosiddetti paesi civilizzati.

“L’esistenza, nel paese d’origine, di una pena detentiva per atti omosessuali qualificati come reato può, di per sé, costituire un atto di persecuzione, purché tale pena trovi effettivamente applicazione”, si legge nella sentenza della Corte Ue. Questo significa che un rifugiato omosessuale deve dimostrare che “gli atti di persecuzione devono essere sufficientemente gravi, per loro natura o frequenza, da rappresentare una violazione grave di diritti umani fondamentali”.

I cittadini, rispettivamente, della Sierra Leone, dell’Uganda e del Senegal che chiedono lo status di rifugiati in Olanda, sostengono di avere il fondato timore di persecuzione nei loro paesi d’origine, a causa del loro orientamento sessuale. In tutti e tre i paesi gli atti omosessuali configurano infatti reati passibili di pene severe, che vanno da pesanti sanzioni pecuniarie fino all’ergastolo.

Nella sua sentenza, la Corte considera anzitutto che l’orientamento sessuale costituisce una caratteristica così fondamentale per l’identità di una persona che essa non dovrebbe essere costretta a rinunciarvi. La Corte ammette che l’esistenza di una legislazione penale che riguarda in modo specifico le persone omosessuali consente di affermare che queste costituiscono “un gruppo a parte, percepito dalla società circostante come diverso”.

Anche se nella sentenza si sottolinea come, affinché una violazione dei diritti fondamentali costituisca una persecuzione ai sensi della convenzione di Ginevra essa deve raggiungere un determinato livello di gravità. Una pena detentiva che sanziona gli atti omosessuali può quindi, di per sé, costituire un atto di persecuzione, purché essa trovi effettivamente applicazione.

Insomma, ancora una volta ci si affida alle leggi per cambiare le coscienze. Leggi che, troppo spesso, si rivelano a loro volta deboli.

Chissà dopo questa sentenza cosa accadrà in Russia?

L’Emilia- Romagna anche in questo è stata anticipatore. Un mese fa, l’Assemblea legislativa regionale, ha approvato una risoluzione relativa alla problematica dei gay russi, proposta da Idv e Pd, insieme all’esponente Libdem Franco Grillini: il documento ha incassato il sì del centrosinistra e dell’indipendente Giovanni Favia (ex M5s), mentre il centrodestra è uscito dall’aula al momento del voto. La risoluzione “censura la legge russa” e invita il Governo “ad impegnarsi fin d’ora a concedere asilo politico alle persone Lgbt perseguitate nel territorio della federazione russa”. La Regione “si offra come disponibile ad accogliere chi sarà costretto a lasciare la Russia”, rilancia in aula la capogruppo Idv, Liana Barbati.

La normativa russa vieta le attività di “propaganda” di “relazioni sessuali non tradizionali” in pubblico, con pene fino alla reclusione in carcere anche per chi manifesta solidarietà con persone omosessuali. Una legge che anche il consiglio d’Europa ha giudicato “incompatibile con i diritti umani e la tutela delle persone”.

Una legge che si nasconde dietro la sensibilità dei minori, affermando che i minori potrebbero essere “lesi” dalla visione in pubblico di due gay che si baciano. Certo, se la cultura che viene inculcata è questa, è normale che i ragazzi russi crescono deviati. Attenzione, i deviati non sono i gay, ma chi inculca e chi pratica la cultura dell’odio e del diverso.

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