B.H.A.P. Il viaggio a ritroso negli anni 60′ e 70′

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19 marzo 2014 di Il Komboloi

Una mostra, banchetti controculturali, proiezioni e dibattiti animeranno il Lucernario occupato all’università la Sapienza a Roma. Un viaggio critico a ritroso nel tempo.3717889

“Uscire dalla vita quotidiana si può fare”.
Rompere con un prototipo di società che ci viene costantemente propinato dall’alto cercando di contestualizzare le esperienze passate e, soprattutto, leggendo e cercando, in maniera divertita ma approfondita, se c’è una continuità tra il passato e le lotte che vengono portate avanti oggi (lotta per la casa, salario, No Tav, No Mous).

143 pannelli, esposizioni, dibattiti, musica, proiezioni e riviste in consultazione. Tutto ciò è B.H.A.P. (beat hippy autonomi punk) – una mostra a cura di Giancarlo Mattia e Marco Philopat “sulle controculture e i movimenti che a partire dagli anni cinquanta hanno popolato la nostra vita, che hanno segnato il tempo e sognato di andare fuori dal tempo, che hanno stravolto il modo di vivere e quindi la politica”.

La cornice è quella del Lucernario occupato (viale delle scienze 1) , uno dei tanti luoghi spettrali e abbandonati all’interno della cittadella universitaria della Sapienza restituito dagli studenti agli studenti. Per 10 giorni (dal 20 al 31 marzo) sarà allestito uno degli eventi potenzialmente più bello degli ultimi tempi a Roma.

È un progetto ambizioso ma allo stesso tempo ci si mette in gioco cercando di coinvolgere non soltanto i militanti, cercando di appassionare tutti gli studenti universitari e non solo. Allargare il terreno, attraverso i banchetti (libri, abbigliamento, vinili) che verranno allestiti per tutta la durata della mostra, aprendo un infoshop per gli stessi studenti: attraverso il quale trovare libri a basso costo o materiale autoprodotto.

A pensare e a organizzare questo evento si è giunti grazie alla collaborazione tra i curatori della mostra e Sapienza Clandestina (collettivo studentesco), Fucina 62 (spazio occupato in via Ettore Giovenale, Pigneto) e il Duka (scrittore).
Le prime assemblee si sono svolte a novembre per giungere, dopo pochi mesi, all’organizzazione vera e propria dell’evento.
Philopat e Mattia saranno presenti alla presentazione della mostra il 22 marzo alle ore 17.

Il lavoro di recupero dei materiali è stato arduo, ma allo stesso tempo ha riaperto i ricordi e ha fatto riaffiorare dei rapporti che sembravano persi; se qualcuno l’avesse dimenticato, è emerso come, le lotte di allora, purtroppo o per fortuna, sono le lotte di oggi.

Guardando i 143 pannelli sembra che si viene proiettati direttamente negli anni 60′-70′, grazie ai quali il Lucernario Occupato farà da macchina del tempo per proiettare i visitatori della mostra nel passato che più ha influenzato gli attuali movimenti studenteschi e non.

L’occhio di chi guarda deve essere critico, bisogna cercare di cogliere quali sono stati i limiti di quegli anni e quali le vere conquiste. Ad esempio, una delle lotte che viene portata avanti oggi e si sta allargando a macchia d’olio, è quella relativa alla casa; si scopre che c’è una continuità con l’epoca ma il panorama storico-sociale è cambiato rispetto a quegli anni, quindi bisogna cercare di dare una linfa diversa e nuova.

Il filo conduttore di tutta la mostra è il linguaggio come elemento di rottura, forse la vera conquista (di certo non l’unica) di quegli anni. Auto-produzione e modelli culturali diversi, che uscissero fuori dal binario tracciato. L’obiettivo è stato quello di abbandonare le relazioni verticistiche cercando di portare un’orizzontalità.

Buon viaggio

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